5io
sola medica scienza: ma corso appena d'accademico ar-ringo, s’applicò con tanto di ardore alle matematiche,che venne in breve nelle euclidee falangi antesignanoacclamato. Dal che ne avvenne che, quando noi pronun-ciamo Galileo, ci si para tosto alla mente non il medico,ma il principe de’matematici. Ma noi possiamo a buondritto andar fastosi che egli sia stato dalla medica scienza,come da nutrice, allattato: e che da essa abbia attintisussidii a coltivar quella con più felice successo; quellache doveva poi con bellissima corrispondenza rendere ungiorno i suoi lumi alla nostra. Ed avvegnaché non deli-basi negare la sua lode a Descartes, sembra non menodoversi la prima corona a Galileo: perchè non con ro-manzi figli dell’immaginazione, come l’altro avea fallo;ma con accuratissimi esperimenti abbia procacciato disve-lare i misteri della natura. L’accademia di Fiorenza sottogli auspicii della corte medicea, quella di Londra perWren, la Parigina per Colbert, quella di Berlino perLeibnitz, fondate verso la metà del decimosettimo se-colo, attenendosi alle massime di Galileo, poggiavanoper diritta via alla verità. Newton, entrando per lo calleche era stato da Bacone segnato, dilata per ogni parte iconfini dell’umano sapere: getta più sode le fondamentadella fisica e della chimica: già tutti gridano ad unavoce: duce nostro è Isacco. Ma chi son quelli che nellaprima schiera si mostrano? Son medici. I due Lemery, itre Geoffroy, Le-Febure, Glazer, Homberg, Hellot, Du-hamel in Francia: Henkel in Allemagna: Starckey, Mor-ley, Wilson, Slare in Inghilterra: Glauber, Du-Bois inOlanda dan prove di altissimi spiriti. Ma e chi è questiche vedesi per la maestà dall’augusta fronte raggianteattrarre a se lo sguardo di tutti? Stahl. Quello che Kun-kel e Beccher aveano oscuramente adombrato, con piu