ma, il pur ripeterò, si tacciano. Noi da loro non preten-diamo ossequio, perciocché l’invidia nutrì sempre livorecontro la virtù: e l’ignoranza, non conoscendo il pregiodella dottrina, non potrebbe mai avere per essa una giu-sta estimazione.
Ma già a Voi mi rivolgo, o Eccellentissimi Magistratiche l’Augustissimo Monarca, per la benignità sua versole scienze, prepose agli studii: la nostra Facoltà, siccomeè manifesto, una sincera pietà verso Dio, un costanteamore di patria, non inculca solo, ma comanda; i cul-tori suoi questo precetto in ogni tempo religiosissimi os-servarono; quanto si è contro la scienza accumulato, tantola perfida calunnia inventò; quanto si buccinò contro noiche quella professiamo, tanto è stato per la più fina dellefraudi deformato. Del resto quando anche volessimo sup-porre alcuni pochi medici non del tutto innocenti; perpochi colpevoli, tutti indistintamente accusare e tutti con-dannarli, e non voler loro lasciar luogo a giustificazione,questo, per Dio, questo è il colmo dell’ingiustizia! Unsiffatto modo di render giudizio chi maiudillo? Chiudillomai? Ma noi, turando l’orecchio all’insulso vano schia-mazzìo de’ detrattori, concedendo loro un perdono dicui per altro sono indegni, noi porremo ed anima ecorpo a mantenere l’onore della scienza, e a promuo-vere l’utile dell’imperio. E poiché l’opera nostra non puòabbastanza corrispondere nè a’nostri desiderii, nè a bi-sogni dello stato, a Voi s’addice, o Eccellentissimi Rifor-matori, i nostri conati col possentissimo patrocinio vostroajutare. Noi non chiediamo alle veglie ed a’sudori gui-derdone; noi serviamo la Patria perchè di tutto cuore laamiamo; e perchè servire la patria è per noi mercede pursomma. Noi soltanto da Voi addomandiamo che ci por-giate occasioni, onde possiamo con onorale gesto
coni-