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dell’onoranza fa sì clic si debbano sforzatamente colti-vare certe discipline, e poco o niun profitto si faccia inquelle cui non ci chiama la natura.
La scienza ha molte e grandi delizie. Ma per poter ar-rivare a sentirle, è mestieri di avere già superate gravidifficoltà. Orazio nella sua arte poetica ci dice che chi de-sidera di pervenire alla meta molto fece e molto soffersementre era giovanetto; che studiò ed intirizzì; che s’a-stenne dai piaceri e dal vino. Eppure Orazio aveva unfelicissimo ingegno, nè peccava per eccesso di modestia.E tuttavia inculcava quanto aveva fatto egli stesso primache fosse giunto all’auge della sua gloria. Dunque la gio-ventù, tra perchè si lascia impaurire dalle difficoltà e per-chè cede facilmente alle attrattive della voluttà, si abban-dona all’ignavia: nel quale stato non solamente non cercapiù di ricondursi al calle dell’onore, ma non conoscepiù nemmeno la misera sua condizione. Sinché un gio-vane è attivo, sinché sente il pungolo della gloria, li avvisempre di che sperare: ma quando è indifferente al buonoo cattivo nome che gliene possa venire, ogni speranza èperduta.
Non basta studiare: è d’uopo studiare con metodo.Quindi è che gli studiosi debbono lasciarsi interamentegovernare da’loro professori: altrimenti ne trarrebberouna mole indigesta di materiali, anziché un cibo salutaredell’intelletto. Nel che si può peccare in due modi: valea dire o collo studiare con troppa precipitazione, o collostudiare confusamente. Coloro che leggono assai senzamai ponderare quanto leggono, non divengono mai abilia giudicare: tutto al più citeranno molti autori c moltecose nelle brigate dove basta gittare un motto su tuttoche cada in discorso: o bene o male, non rileva. Coloroche leggono adagio, ma non sanno dare il debito ordine