cademico, Il nostro pensiero si porta tosto all’idea di Ac-cademia. Con ciò voglio dire che i membri delle Accade-mie, quando non adempiano a quella legge che abbiamodetto essere, di comunicare le proprie meditazioni, cessa-no d’essere accademici, rientrano nell’ordine de’saggiprivati, e quindi non sarebbero più compresi in quelloche stiamo per dire. Forse noi potremmo definire un ac-cademico: filosofo che entrò in società con altri per ren-dere più fruttiferi i suoi studii.
Volendo in primo luogo considerare ciascun accade-mico, dirò che deve essere filosofo attivo, costante, ze-lantissimo del bello, del vero, dell’onesto. Queste dotisono pur quelle che spettano a chiunque professi filoso-fia, ma, come ho detto testé, tra filosofo ed accademiconon vi passa altro divario se con che il primo opera diper sé, il secondo aggiunge l’opera sua a quella d’altri.
Ma chedebbesi intendere per filosofo? Vuoisi intenderequegli che ha sortito dalla natura un felice ingegno, l'ha col-tivato ed il coltiva pur sempre, ed indirizza tutte le sue spe-culazioni e tutte le opere sue al prò della sua nazione e ditutta la società, più brevemente, filosofo è colui che per ledoti della mente e del cuore imita Dio, per quanto l’umanafralezza il consente. Iddio è provvidissimo e benefico; cosìpure il filosofo col lume del raziocinio spazia per la va-stità dell’universo e per la lunga serie delle generazioni,e nel suo meditare e nel suo adoperare ha tuttora pre-sente il prò de’suoi fratelli.
Iddio creò l’uomo sociale: a meglio stringere tutti gliuomini, imparte ad uno certe abilità, altre ad altri: nevien quindi che ciascun uomo per sé è debolissimo, etutti insieme fanno prodigi. Ma intanto vi sono alcuniintelletti privilegiati i quali s’alzano sopra la sfera co-mune, e questi possono aspirare all’onore di essere filo-