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insieme le osservazioni; non potevasi perciò andare infallo giammai, perchè se uno si fosse mai lasciato abba-gliare da una sua preconcetta opinione, tutti gli altri sialzavano su e ne lo ammonivano.
Forse sarebbe utde che le memorie non portassero ilnome di chi le ha dettate, ma tutte fossero di spettanzaall’intera Accademia. Questo si potrebbe facilmente con-seguire in quelle Accademie che si applicano ad una solascienza. Ma se mai ciò sembrasse difficile, io proporreiquesto temperamento. Ciascuna lezione abbia il nome delproprio autore; ma l’argomento di ciascuna lezione siadiscusso da tutti i membri; ciascuno faccia le sue osser-vazioni, e vi apponga il proprio nome.
La gloria particolare non si scemerà punto; anzi, si ac-crescerà, od almeno si conseguirà più presto e più fa-cilmente. Quando noi abbiamo l’ajuto di altri possiamofar molto di più che quando operiamo colle sole nostreforze.
Io credo che la gloria e la stabilità delle Accademie di-penda quasi interamente da questa massima consensionedegli animi. E qui mi si permetta di fare un’osservazionesull’Accademia del Cimento. Essa durò assai poco; glistessi fondatori la disciolsero. Come? Un’Accademia delCimento, dove eranvi intelletti di tutta sublimità, in brevianni disciogliersi? Non mi ricorda d’aver mai letto il mo-tivo di siffatto discioglimento; epperciò mi farò lecito dicamminar per le congetture. Questi elevatissimi ingegninon avranno saputo rinunziare all’idea di propria nomi-nanza; ciascuno avrà voluto far la prima figura; di quine sarà venuto gelosia; da gelosia invidia; da invidia ama-ritudine; e quell’affetto che avrebbe dovuto pur sempreessere emulazione, che è fortissimo incentivo a procac-ciarsi gloria, si sarà convertito nella più terribile c più