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Appendice alle riflessioni del Portoghese sul memoriale del padre generale de' Gesuiti presentato alla Santità di pp. Clemente XIII. felicemente regnante, o sia risposta dell'amico di Roma all'amico di Lisbona
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troppo il nostra Re , che ha speso fin ora per loroiz. milioni di scudi Romani , e lo vede 1 Ameri-ca ; ma quanto al restar vittoriosi , pian pianopadroni miei , si contentin per ora di porli sottoi piedi i Monarchi , e dì farne alla palla sul teatro,come hanno fatto in Vagliadolid nell’ ultimo Carno-vale nella comedia rappresentata da i loro Scolari ,ma non credo , che potranno fare altrettanto su!serio . Basta lo vedremo a suo tempo -

27 . Pubblicato, che fu il Ristretto del Processo ,e■ Sentenza ec. si scatenò pisi che mai il GesuiticoInferno . I RR. PP. , e i loro Terziari depose-ro ogni riguardo umano , e Divino. Si fecero daper tutto declamazioni , e invettive ; da per rut-to si aprirono pubbliche Accademie d’infamia con-tro del Re , e del suo Ministero ; e ritornarondi nuovo in campo fin le querele contro il Cardinaldi Saldanha . 11 Re era un Ateo , il Ministro un

Luterano , ed ambedue dissoluti, ingiusti, impostori,oppressori dell' innocenza . Il Cardinale poi , tro-vandosi obbligato alla Corte , non aveva avuto i!coraggio di opporsi alle mire di Lei per non tradirei proprj interessi .

Due Gesuiti trattenendosi nell’ anticamera diun Cardinale furono interrogati da uno dei Cor-tigiani circa a i fatti del Portogallo . A taleinterrogazione , tutto è falso* , riposero ardita-mente , tutte calunnie ; ed opponendo loro il Cor-tigiano la testimonianza della Corte , e fino dellepubbliche Gazzette , tutte calunnie , replicarono, tór-re impojlure .

Il P. Alberti stando in casa d’una Dama , oveerasi introdotto discorso delle cose del Portogallo ,dille alla presenza di molti circostanti: Signori miei,(osa possiamo sperare da una Corte Atea ? E' vero ,

che