sene cangia spella sembianza - Il Padre Zaccaria,,già ve i’ ho detto ( Num. 91. ) , non confes-sa in buon linguaggio la pertinacia de’ Gesuiti ,per rapporto a’ Cinesi , fino al 1742. ? E purequei buoni Padri si erano querelati mai sempre dal-le calunnie . Mi lusingo , che anche a me toc-cherà quella sorte . Verrà , verrà qualche Gesui-ta affai franco , al quale rponti in capricciodi encomiare la Compagnia per la sua costan-za in opporli ai Decreti de’ Vicarj di Cristo «Allora io impostore diverrò un testo autentico ,
(8 poco meno , che una Sibilla .
■ 145. Se non che , fin d ? adessp mi persuado
che i clamori di chi è scottato , non farannobreccia varuna in molti e molti spregiudicati Ro-mani , i quali sanno qual sede menti un Gesui-ta . Tengono ancora ‘ a memoria il fatto cele-bre accaduto quj in Roma nel 1797. e 38. pertacerne altri malti , spiritosi non meno , che edi-| sicari ti . I Signori Conte Antonio Garde Ili , e Con-te Alessandro Petroaj mossero lite a questa Ca-sa Professa de’ RR. Padri Gesuiti per il Giusprivativo di Sepoltura nella Cappella della passio-ne , o sia di S. Francesco Borgia . Furono in-terpellati 1 Padri a produrre i libri del loro Ar-chivio ■ ma questi non volevan pregiudicare ali’ingiusta lor causa col testimonio stesso de’ dome-l *' ilici documenti . Che fecero allora ? Il PadreSenapa Prefetto della Sagrestia del Gessi , e il P.degli Oddi Procuratore ? produssero in giudizioUna fede sottoscritta da pisi Gesuiti , nella qua-le si attestava con giuramento , che i libri richiestisi erano tempo innanzi bruciati in un incendio for-tuito del loro Archivio. Il Conte Antonio Cardelli ^che non avqa gran concetto della Morale de’ Gelq^