I
21 6
La voce qualora con mutazione si pfegr. , odalcuna fiata diventa, ac sta ,, o tali’ altra si fa gra-ve ; ella movesì in due modi , uno è quando haeffetti continuati 7 V altro quando gli ha dissimili.La voce continuata non si ferma ne’ finali, ne inluogo alcuno, che anzi forma le cadenze insensi-bili, ma distingue per mezzo de’larghi intervallile parole, come quando discorrendo diciamo, sol xlux j flos y nox; imperciocché qui non si distinguene dove comincia , ne dove finisce la voce , neall* orecchio apparisce che siasi mutata da acuta ingrave, e da grava in acuta. Tut fai contrario av-viene, quando la voce si muove con dissomiglian-za ; perciocché piegandosi ella con la mutazione,si posa nel finale di qualche suono, e dipoi inquello di un’altro, e col far ciò in su, ed in giù.spesse fiate, appare incostante all’ udito, siccomeavviene nel canto, ove col piegare della voce for-miamo varie inflessioni. Sicché quando la yoce conintervalli vien girata, ella si conosce in manifesti fi-nali de’ suoni d’ onde comincia , e dove finisce ; isuoni di tnezao però non vi appariscono per lamancanza degl’ intervalli
Tre sono i generi (i) delle modulazioni; ilprimo è quello che i Greci chiamano armonia , ilsecondo croma , il terzo diatono . La modulazionearmonica è stata immaginata dall’arte, e per que-
(i) Ciò che gii aaticài chiamavano genefi > i moder-ai le dicono scale