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Se il Figlio dell"uomo fosse disceso dal cielo con tuttala sua forza, poca fatica per certo gli sarebbe costalo ilpraticare tanta virtù, il sopportare tanti mali. Ma sta inquesto la gloria del mistero: Cristo era soggetto al dolore;il suo cuore si contristava come quello d’ un uomo; egli,non diede mai indizio di collera, se non contro la durezzadell'animo e l'insensibilità. Ripetea continuamente: Amatevimutuamente l'un l’altro. Mio padre, pregava egli sotto alferro del carnefice, perdonale a costoro-, perchè non satinòquello che si facciano. Vicino a dipartirsi da’suoi diletti di-scepoli, si diede improvvisamente a piangere: sentiva i ter-rori della tomba e le angosce della croce; un sudore disangue rigava le divine sue guance; si dolse che suo Padre1 avesse abbandonato. Quando l’angelo gli presentò il cali-ce, egli disse: 0 mio Patire! fate che questo calice si allon-tani da me. Pure, s’io debbo berlo, sia fatta la vostra volontà.Fu allora che gii sfuggì dalla bocca quella parola d’ondespira la sublimità del dolore: La mia anima è contristata amorte. Ab! se la morale più pura e il cuore più tenero, seuna vita passala combattendo gli errori, ed alleviando i malidegli uomini, sono gli attributi della divinità, chi può ne-gare che Gesù Cristo non sia divino? egli fu esempio ditutte le virtù. L’amicizia gli vede in seno addormentato ildiscepolo, o il vede in atto di raccomandare la propria ma-dre a questo discepolo; la carità lo ammira nel giudiziodell’adultera;.la pietà lo trova dappertutto in atto di be-nedire le lagrime degl’infelici; nel suo amer verso i fan-ciulli si manifestano e l’innocenza e il candore di lui; laforza della sua anima risplende in mezzo ai tormenti dellacroco, e il suo ultimo sospiro è un sospiro di misericordia.
Chateaubriand. (Traduzione di L. Toccagni).
La pasqua era per gli Ebrei principale solennità, in cuirammentavano come Dio , con forte mano, li riscattò dal