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giogo straniero. La cena, cui si congregava tutta la fami-glia, aprivasi col gustar erba amara nell’aceto (1), e pre-sentare un pane duro, in memoria de’mali patiti in schia-vitù ('2); poi palesata la gioja dell’indipendenza nell’abbon-dante tripudio del banchetto, il padre di famiglia frangevaun pano azimo e lo distribuiva ai convitati; indi mesciutopoco vino nei loro bicchieri, in quel vino e in quel panebenediva tutti i beni morali e fisici, assicurati al popoloeletto dalla legge santa. Cristo adempì questa, come le al-tre cerimonie della nazione ; ma consumato il mistico agnellocolla famiglia de’suoi apostoli, fece di quegli azimi e diquel liquore ''eterno Sacramento della memoria, della tran-sustanziazione e della nuova alleanza.
Frattanto l’operosa nimicizia e l’ipocrita calunnia ma-turavano il misfatto, da tanti secoli preconizzato e com-pianto; uno dei discepoli di Cristo il tradì agl’insidiatori,,un altro il rinnegò, lutti Fabbandonarono, come greggequando sia percosso il pastore. Menato ai tribunali, gli ap-posero di bestemmiare, di corrompere la gioventù, e di som-movere la nazione contro i dominatori stranieri. I principidei sacerdoti, cioè i capi di ciascuna delle classi sacerdotali,gli anziani del popolo, e il consiglio dei giudici cui la do-minazione romana lasciava quanta autorità bastasse per com-mettere il gran delitto, radunati nella sala del tempio oveteneasi il sinedrio, dichiararono Gesù degno di morte; e algovernatore romano Ponzio Pilato chiedono che il condan-ni. Egli esamina l’imputato, e gli domanda: Sei tu il rede’Giudei? e Cristo risponde : Il mio regno non è di questomondo; altrimenti i miei ministri si opporrebbero acciocché ionon fossi consegnato a’ Giudei ; ma ora il mio regno non è di
(tj Esodo XIII.
(2) * Perchè mangiamo noi quest*erbe amare? Esse significano che giiEgizii rendevano amara la vita ai padri nostri: poiché sta scritto: Essi ren-devano amara la vita con duro servaggio ». Haggada , o preghiere della pa**-squa degli Ebrei,