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vére, che alcuno facendone uso, se altro non accada dalcielo, può vivere con fiducia e con sicurezza che non glimancherà da spendere; perchè egli era così frugale ch’ionon so se alcuno possa sì poco lavorare che non ne ritraggaquel che bastava per Socrate . Egli usava tanto cibo, quantone bisognava per mangiar con gusto, e vi andava in talmaniera preparato, che l’appetito del cibo gli teneva luogodi companatico. Ed ogni sorta di bevanda eragli così grata,perchè non beveva se non si sentiva assetato. E se mai in-vitato voleva venire a cena, senza alcuna difficoltà si guar-dava da quel che a moltissimi è cosa difficilissima di guar-darsi, di non troppo più riempiersi del bisogno. Ed a quegliche aveano il potere di far questo, dava per consiglio dievitare quelle vivande che persuadono a mangiare chi nonha fame, ed a bere chi non ha sete, dicendo che queste elo stomaco e il capo guastano e l’anima. E scherzava di-cendo, essere l’opinione che Circe cangiava gli uomini inporci col dar loro a cena molte cose sì fatte: e che Ulisse ,o per gli avvertimenti di Mercurio, o per esser egli stessotemperante, o trattenendosi dì toccare inopportunamente sìlatte cose, per questo non era divenuto un porco.
Senofonte . (Trad. del Giacomelli\
Alessandro.
Aveva appena veni’anni quando salì sul trono: vagod’una-gloria ignota, il giovane Alessandro comincia ad ef-fettuar il disegno che avea costato tanti apparecchi a suopadre Filippo; passa in Asia e invade gli Stati del monarcade’ Persi. Tutte le spedizioni di questi ultimi contro la Gre-cia erano stale dirette per terra attraverso al paese de’Tracia dei Macedoni. Di qui l’odio inveterato di questi due po-poli contro ì barbari d’Orienlc, il cui decadimento non erapiù un segreto, dopo lo battaglie di Maratona e di Platea,e segnatamente dopo la ritirata di Senofonte e dei dieciL’Adolescenza 10