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I Franchi giù dall’alto minando,
Piombano al piè delle battute mura ;
Qual si sfracella, qual sul proprio brandoInlìggesi cadendo, altri procuraTrambasciato di spegnere il nefandoFoco che gli arroventa Tannatura,
E strapparsi le piastre, e si ravvoiveDallo spasmo ululante per la polve.
Ma in loco dei caduti, per l’eretteScale affrettando verrgon altri i passi,Intrepidi fra un nembo di saetteE l’incessante grandinar de’sassi ;
L’un l’altro incalza e grida e i piedi metteSulle spalle e sul volto dei più bassi:
Senza posa piombar genie si vede,
E sempre nova gente che succede.
Lo scroscio, il cigolìo degli infinitiTormenti mossi da catene e rote,
Il rimbombar de’ baluardi attritiDal furor dei monlon che li percote,
Si mescono ai lamenti dei feriti,
Alle bestemmie, alle camion devote,
Al suon deU’armi, al suon degli strumentiDelle diverse schiere combattenti.
Fra la pietà del sangue e le mineSui muri un volgo miserando appareDi donne e di fanciulle saracine,
Che apprestan fochi ed armi da lanciare,
E, discinte e piangenti e sparse il crine,Scongiurano cui sanno esser più care,Ch’anzi le uccidan colle proprie maniChe in poter caggian di que’sozzi cani.
Mentre con pari ardir, con furia pariCosi dall’alto si combatte e more,
Lenti in giro movean lungo i ripariFra il sangue i sacerdoti e fra il terrore,Croci portando e pie reliquie e altari,
E' accendendo la pugna in ogni coreCon infiammati detti e sacri canti,
Con parole di speme e preci e pianti.