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Le franche donne trascorrendo intornoApprestano ristoro di fresc’ondaAlla lor gente, dal calor del giorno,
Dalle fatiche accesa e sitibonda:
Rinvigoriti i prodi fan ritorno
Con nova furia ove più il sangue abbonda ;
L'una e l’altr’oste più si stringe e mesce,
Il tumulto, la strage, il furor cresce.
Fra due torri dal fil della muraglia,
Sulla valle sporgenti allor guidataVenne a più stretta e più crudel battagliaI)i Goffredo la mole sterminala (1):
Piovon fasci su lei d’ardente pagliaIntinta pria nell’olio e impegolata,
Stoppa acconcia con cere e sugne e rageIn fragili olle e accesi tizzi e brage.
I..a tempestan dall’alto risonanti
Macigni, e travi a destra ed a mancinaGià già mal fermo all’impeto di tantiAssalti crolla a minar vicina;
Sdruscita, conquassata, in sul dinantiGià con un lungo cigolìo si china.
Arse le cuoja ond’era avvolta, il focoStridendo le si apprese in più d’un loco.
- À ristorarne i danni accorron prestiI fabbri con puntelli e con catene;
Chi i fianchi ne rinforza infranti e pesti,
Chi con leve dal piè la risostiene ;
Altri dove gl’ incendj veggion destiVersan Tacque dalTotri che n’han piene,
E chi a guardar le travi da novelliFochi, vi stende le votate pelli.
A ciascun lato d’essa due petriereMacigni enormi balestrando vannoSulle nemiche torri, onde cadereDe’ colpi si vedea più grave il danno.
Sparpagliate così le infeste schiereDal saettar gii artefici ristanno;
Piomban svelti al grand’ urto i merli frali,
Si fracassan le macchine murali.
(1) Era una torre gigantesca, di sodi abeti che faccasi correre sopra rote e soverchiava lacima dei merli: avea tre piani commessi con solida giuntura, e nel mezzo una pctriera e unponte da gettar sulle mura