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Barcollante frattanto a poco a pocoIl mirando edificio s’avvicinaTra il fischiar de’ quadrelli, in mezzo al foco.Al rimbombo de’sassi e alla ruina.
Lungo s’innalza un suon discorde e ròcoFra l’atterrita gente saracina,
Scorta la mole minacciosa e vastaChe d’una lancia alla città sovrasta.
.Straseinaron sull’orlo delle muraGli assaliti una trave a gran faticaImpanicciata d’una rea mistura,
Che foco inestinguibile nutrica;
L’acceser, la scagliar giù dall’alturaAl piede della macchina nemica; ■
Le pingue fiamme pallide, azzurrineGià minaccian le tavole vicine.
Accorsi i Franchi, sull’incendio invanoVersano le servate acque a torrenti,
€hè l’onda non estingue il foco strano,
Anzi par che l’irriti e l’alimenti;
A leve ed a roncigli allor dan manoA trarne lungi il fatai legno intenti;
Nè lo smovon però, chè con cateneL’accesa trave a un merlo ampio s’attiene.
Guasti dai colpi gli argani e le rote.
Rulli e puntelli fracassati ed arsi,
A dritta o a manca deviar non puoleLa mole inferma, o indietro almen ritrarsi-;
I Lotaringi, pallidi le gote,
Vedean le fiamme verso lei curvarsi,
Lambirla vorticose e crepitanti,
E appiccarvisi e l’arder da più canti.
Batte da tramontana iniquo il vento,
Di che l’incendio maggior forza acquista;
Un ululo di doglia e di spaventoLevan gli assalitori a quella vista,
E, i pugni stretti, nel lor mal talentoErti al cielo, e la faccia ardita e trista,Bestemmian Cristo e il voto sciagurato,
E il Golgota presente, inespugnato.