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Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti.
Qual raggio di sole da nuvoli folti.
Traluce dei padri la fiera virtù:
Nei guardi, nei volti, confuso ed incerto.Si mesce e discorda lo spregio soffertoCol misero orgoglio d’un tempo die fu
S’aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torli sentieri, con passo vagante,
Fra tema e desire, s’ avanza e rista;
E adocchia e rimira scorata e confusaDei crudi signori (1) la turba diffusaChe fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vide, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note làtèbre del covo cercar;,
E quivi, deposta 1’ usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.
E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando.
Da ritta, da manca, guerrieri vehir (2) iLi vede, e rapito d’ignoto contento,
Con l’agile speme precorre l’evento,
E sogna la fine del duro servir.
Udite! quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,Son giunti da lungi per aspri sentier;Sospeser le gioje dei prandj festosi,Assursero in Letta dai blandi riposi,Chiamati repente da squillo guerrier.