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Il libro dell'adolescenza : ridotto ad uso della gioventù ticinese / compilato da Achille Mauri
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sero voltare muovere, ma si potean dire murati in-sieme con le pietre e co mattoni. E in tale stato li facevamorire, e allungare linfelicità loro più chera possibile:non si saziando quel mostro con la morte semplice desuoicittadini. Talché i sei anni chegli visse nel principato, e chelibidine e per avarizia e per uccisioni, si posson compararecon sei altri di Nerone , di Caligola e di Falaride , sceglien-done per tutla la vita loro i più scellerati ; a proporzioneperò della città e dell imperio. Perchè si troverà, in pocotempo, essere stati cacciati dalla patria loro tanti cittadini,e perseguitati poi moltissimi in esilio; tanti essere stati de-capitati senza processo e senza causa, e totalmente per vanisospetti e per parole di nessuna importanza; altri esserestali avvelenati e morti di sua mano propria p de'suoi sa-telliti, solamente per non avere a vergognarsi di certi chelavevano veduto nella fortuna in chegli era nato e alle-vato (1); e si troveranno inoltre essere state fatte tanteestorsioni e prede, essere stati commessi tanti adultera, eusate tante violenze, non solo nelle cose profane, ma nellesacre ancora, chegli apparirà difficile a giudicare chi siastato più, o scellerato ed empio il tiranno, o paziente e vileil popolo fiorentino, avendo sopportato tanti anni così gravecalamità ; ed essendo allora, massime, più certo il pericolonello starsi, che nel mettersi con qualche speranza a libe-rare la patria, c assicurarla per lavvenire.

Ch egli non amasse mai persona, anzi eh egli odiasseognuno si conosce; poichegli odiò e perseguitò con veleniinsino alla morte le cose sue proprie che gli dovevano es-sere più care; cioè la madre e il cardinale Ippolito deMe­ dici , eli era riputato suo cugino (2). Io non vorrei che la

II) Alessandro apparteneva alla famiglia Medici, ma non per legittiminatali. La madre sua al dire del Varchi, chiamavasi la Mora, ed era mogliea nn vetturino.

(2) 11 cardinale Ippolito de Medici mori di veleno propinatogli da unribaldo del Borgo di S. Sepolcro per mandato di Alessandro.