VJO RIME DEL ChIÀBRERA.
Indi la lira sollevò dal piano
Con la sinistra, e già disposto al cantoRecossi r arco nella destra mano ;
Ove le corde ebbe tentate alquanto,Ricercando su lor tuono di guaiFece sì fatte udir note di pianto :
Veggonsi sull’April rancj gli erbai,
Da che ti ci furò nostra sventura ,
Nè qui più, Tirsi , odorano i rosai.
Sempre sta su quest’ aria un’ uggia oscura,Ben dovuta compagna a’ nostri duoli,
Onde più messe ornai non si matura.
Posano in secco tronco i loro voli,
E dolenti cominciano i Fringuelli ,
E rispondono mesti i Rusiguuoli.
E con lungo bebù capre ed agnelli
Schifano i rivi , e le più molli erbette ,
Nè mugghiano, ma piangono i vilelli.
Le tessute ghirlande a lor diletteOdian le Ninfe, e da’ fiorili pratiPer gli erti monti se ne vau solette :
Cessano tra’ Pastori i balli usati ,
Nè possono fra noi cetere udirsi ,
Ed a sampogne non si dan più fiali :
Ben è di dura quercia il petto , o Tirsi ,
Che può non iterar gravi lamenti,
Senza per la tua morte intenerirsi.
Io certamente il suon de’ miei tormentiSempre farò sentir quinci d’intornoStancando 1’ aria con dogliosi accenti: v
Qui tacque Ergasto , e venne meno il giorno.