PARTE li. 259
Un non poco isquisito parlamento,
E provai di ritrarlo a miglior vita :
Ei stette attento, e rese 1’ armi in parte,Siccome vinto ; ma che fosse scarsaPur d’nn minimo gran l’orrevolezza ,
Per dare il collo all’ amoroso giogo ,Francamente negò : dunque fia biasmoRiconfortarsi al Sol della bellezza ?
Rinaldo , Orlando, che non pur fu Conte,Ma Paladino, se n andò soventeDalla paterna Senna al gran Catajo,
E vel trasse l’ardor della figliuolaDi Galafrone. Aggiungo: il buon RuggieroChe non disse, e non fé’ per Bradamante7Ma recitiamo , e raccontiamo i GrandiProntissimi a seguire il Capitano ,
Che il gran sepolcro liberò di Cristo :
Quanti Duci infestaro il pio GoffredoPer esser Cavalier di queirArmida ?
E l’alma valorosa di TancrediNon amava morir sopra, la morteDell’ amata Clorinda ? È fare oltraggioAd ogni cor gentil tenerlo in bandoDa bella donna, ove ripari Amore .
Amore i rozzi spirti illeggiadrisce.
Non avete voi letto il Pastor fido?
Or come dunque ha da soffrirvi il coreDi dare infamia agli amorosi strali?
Ei si diceva, e lo dicea per modo,
Che coll’ alto splendor di quei gran nomi ,Mi abbarbagliava in guisa tal la mente,
Che quasi mi rimasi un bel Pincone.
Io, fatto muto, rivoltai le spalle,
Dicendo . O bel Parnaso, o bel Permesso •