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Ed ella è di diamante , e non di piombo ,
E via men d’oro : alia dimessa plebe]Non calpesta la fronte il grave orgoglioD’oltraggiosa ricchezza ; ma ritornoAl mio Parnaso, e non vo’tesser inni.
Non ebbe dunque, o Conte, onde partirsi,li Signor nostro, e non per tanto affermo,Che fu saggio consiglio il dipartirsi.
Ila visti in strani regni i lumi altrui ,
E vibrovvi non meno i lampi suoi,
Sicché fu glorioso infra i lodati,
E s’era Ferdinando ornai vicinoA Signor farsi del paterno l'Cgno,
E se reggere i regni ha del celeste ,
Non dovea ricercar celeste aita
Per P alla impresa ? O su stellanti campi
Singoiar di pietà le Imperatrice ,
Dianzi agli aitar della magion tua sacra»
Pregio eccelso d’Italia , il rimirasti ,
Porgerti prieghi , e consecrarti voli ,
Voti, e preghi non già , perchè al suo regnoCresca confin , ma perchè tua boutadeSia sempre seco a sostener lo scettro,
Sicché siano felici i suoi fedeli ,
Nè pietade immortale unqua disfidaSperanze umane. Or siati felici appieno,
Orso , ]’ alme stagion del suo ritorno :
Volino verso il ciel fumando incensi,
^ del beli’Àrno la città festeggi :empre lieta per lui sorga l’Aurora,vteda Espero mai , salvo sereno.
Darga messe ad osnor , larga vendemmiaLe brame adempia della plebe; ed egliFermi m terra del cielo aurei decreti,Vibrando ìai fra lo splendor degli Avi»