S40 RIME del Chiabrera.
Scorse fermare in sulle terre AstreaGià fuggitiva; e con mirabil scettroRinnovò glorioso al secol nostroLa bella date , e di Saturno i giorni :
Or sul cerchio di latte almo fiammeggiaAstro d’ Italia , ed io rigonfio il petto ,
E spargo per lo eie! spirto FebeoPer lui cantando , e suoi grand’Avi illustriMancando triegua al faticato fiancoOggi a’ piè di Parnaso io mi ricorcoEntro le nozze del piaoevol vento.
Avvenne un di , che delle instabili ondeLa suberba Rema a se davantiFece venir fra cento fide ancelleLa sua più fida messaggera : a nomeAppellossi Procella; avea sembiantiA rimirare altieri ; i pie leggiadri ,
Sicché trascorrer sa 1’ umide vie '
In un momento; e con volubil corsoCercare i campi dell’aereo regno;
Ora inverso costei sciolse la voce,
E si disse Anfilrite: Affretta i passi
Intra le nubi colorite, e trova
Pie’seggi suoi l’alma Giunone, e dille:
Che dove sorga in ciel la terza Aurora,
Deve all’amabil Zefiro sposarsi
Calma tra le mie Ninfe, a me piu cara;
E però prego sua cortese AltezzaA volere ouorar questi ImeneiCon sua presenza. Ella qui tacque , e rattaLa messaggera si metteva in via;
Lasciò gli umidi fondi , e là sen venne,Ove l’alma Giuuon facea soggiornoTra’ chiari nembi : ella inchinolla , e poiFe’ dal petto volar queste parole :