LIBRO PRIMO. 63
EUta alla sorella fé’ palese. Costei dalla no-vità delia richiesta grandemente commossa,ricusava , nè volea le fosse persuaso di la-sciare un ricco regno, siccome donna invita regale e in regali onori avvezza, eche sapea quanto con nessuna propria con-dizione e parcamente nelle repubbliche sivivea ; concliiudendo, che assai potea ba-stare , se appresso la sua morte quellaisola in balia della Repubblica venisse.Contro le quali cose M. Giorgio s’ingegna-va di dire e di pregarla, che ella non vo-lesse più stima fare di Cipri, che dellaterra natale sua e della Repubblica . Per-ciocché i casi delle umane cose erano in-certi , e in poca d’ora poteva addivenireche ella del Regno scacciata fosse, da cosìpotenti Re quasi assediata e ricinta, la do-minazione di quella isola desideranti, e moltiancora de’ maggiori Cipriani d’essere dafemmina governati apertamente indignami.A questi casi tutti e pericoli ella con unomodo solo e consiglio potea benissimo prov-vedere , lasciando il suo regno , posciachéfigliuoli non avea, in governo alla Repub-blica , e già da ora vivente e in prosperitàalla fede di lei raccomandandolo. Mentreche i tempi delle altrui insidie e di so-spezioni non sono pienissimi stali, non so-lamente che ella il suo regno godesse ,era contenta stata la Città ; ma 1’ aveaeziandio atata, acciocché ella il godesse,ed erale ciò di spmmo piacere stato. Ma