106 ISTORIA VINIZIÀNA
che egli il Re Carlo al venire in Italia nonincitasse; e volesse mallevador suo esseredi ciò, che egli in nessun tempo inovereb-he cosa alcuna, per la quale Lodovico te-nersi la procurazion del regno quanto lun-gamente volea non potesse. Il Senato avendoa nome del Re Alfonso fatta a questo fineopera con Lodovico, e pregatolo, chea’ Francesi del venire in Italia autore eadiutore essere non volesse; ed egli nientecotale rispondendo, perchè paresse cheegli da quella impresa s’avesse a rimuovere,di più sollecitarlo si rimase, e diedesi anon calere. Avea di que’ dì il Re Carlomandato al Senato suo ambasciator FilippoArgentone, proponendogli, che se la Re-pubblica in compagnia della guerra Napo-letana seco si volea congiungere, qual par-te di quel regno le piacea, gli dimandasse:se nessuna cosa essere ppr negarle. Il chefare se ella non volesse ; in quello che ellapromesso gli avea, di non si dipartire dallasua amistà, le piacesse di perseverare.Avergli ordinato il Re , che appresso alliPadri si fermasse, e tutti i suoi consiglicon loro comunicar dovesse. A questa pro-posta i Padri così risposero: Tanta e sigrande essere a quella guerra fare la po-tenza del suo Re , e così piena di tutte lecose la copia; che egli del soccorso loronon avea bisogno. E perciò essi con l’e-sempio de’ loro maggiori, che fatto guerrenon aveano, se none instigati, in quiete si