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Volume primo.
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LIBRO SECONDO. Io5

dero, che le ragionevoli e bene consi-gliate non fecero : e perciò doversi perloro il soccorso da Dio cercare : queglisolo sapere ciò che ciascuno o seguire , ofuggir debba.

Essendo in Ischiavonia M. Antonio,vennero a lui ambasciatori da Scardona eda Glissa, dicendogli, che quelle terredesideravano d essere sotto il governo del-la Repubblica , e pregavanlo che egli rice-vere le volesse. M. Antonio , confortatigli ambasciatori ad aspettar la deliberazio-ne della Città, scrisse di ciò al Senato , ea Corfù n andò con diligenza. L armatadel Re Alfonso , ond egli fatto avea Capi-tano suo fratello Federico, entrata nel mardi Genova , e posto a Porto Venere interra M. Obietto del Flisco , uomo di nonpoca autorità frasuoi, e altri soldati, riso-spinta da nemici, senza frutto a Ligornosi ritornò : conciofossecosaché avessero inquelli il Re C arlo e il Signor Lodovicofatta assai sofficiente armata a reprimere ilnimico . E perciocché e dalla battagliadesuoi contraria, e dallarmata denemicismarritosi Federico , non istimava che lafortuna della guerra in que luoghi più datentar fosse , a Napoli si ritornò. Mancataal Re Alfonso questa speranza, egli la suaos ! e con quella del Papa unita mandò inRomagna avendo inteso , che una partedelloste del Re Carlo avea già il Po vali-cato. Le quali genti in quel dArimiuo