fiacchezza e mediocrità. Il quale santuario dell’italiano sapere, (av-vegnaché all’ effigie di Dante sono pure uniti i simulacri marmoreidel Petrarca, del Boccaccio, del Poliziano e di altri incliti spirti ) èaperto per beneficio del Principe magnanimo all’ammirazione delpopolo, per utile incitamento di valore e di virtù.
In fine l’illustre Accademia Labronica di Livorno , ergendol’animo generoso agli studii della filosofia della lingua e di una virilesapienza, volle incendersi meglio alle inspirazioni del genio, collo-cando testé nella sala di sua residenza la statua di Dante , condottadal sig. Demi in forme maggiori del naturale, e con laudevole arti-ficio: poiché questo scultore livornese , che ha inteso al consegui-mento e alla pratica dell’arte sua in Roma , ove fu distinto di ambitopremio nel gran concorso capitolino, rivolse gli sforzi suoi ad otte-nere, che la figura del poeta non solo ne ritraesse la vera sembianza,ma annunciasse dal volto il carattere dell’animo suo forte e severo; eil suo desiderio fu pago: poiché questo simulacro facilmente ram-menta l’altezza della musa del poeta, l’impeto dei suoi affetti, el’asprezza del suo punitore disdegno; oltre il sedersi adagiato che faDante , opportuno all’atto della sua concentrazione, e la sceltezzadegli avvolgimenti del suo manto.
A tali opere dell’arte statuaria poste in onore di Dante si ag-giunsero quelle della pittura, che non meno le sue cure ad esalta-mento del poeta consacrò: perchè fin dai tempi in che il cantorevivea, Giotto dipinse Dante nel palazzo del Podestà, e il medesimoGiotto nella cappella antichissima del Bargello, al primo piano ilpoeta stesso effigiò in compagnia di Messer Brunetto Latini suo Mae-stro, e di Messer Corso Donati, qualificato Cittadino di Firenze . Eperchè questa Cappella da inolt’anni è stata conversa in uso di di-spensa, perciò avvenne, che da qualche subalterno, che non poteaconoscere il pregio singolare di que’ dipinti, essi ritratti furono co-perti di bianco, non senza speranza però, che quel velo si possa torre
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