furono molti e orrevoli, come attesta l’Aretino ; dai soli monumentiaccennati si fa chiaro non essere mai venuta meno in Firenze la ve-nerazione e l’affezione verso il divino cantore.
Parve nondimeno pur sempre alla patria, che questi luminosiargomenti di rispetto e di gratitudine non venissero ancora propor-zionati all’eccelso merito di Dante ; e sembrò non potersi essa ripo-sare, finché non avesse al medesimo inalzato nel suo seno un mo-numento veramente degno di amendue: dico un magnifico Mausoleo .
Questo concetto nobilissimo cominciò a girare nelle menti deiFiorentini, appena Dante salì a fruire delle eterne beatitudini peresso cantate; nè mai partì dal loro desiderio.
A ristorar Dante del danno di non essergli stato acconsentito dipoter riposare nella Patria fossa onorate, la repubblica fiorentina,fino dal 1396 decretò inalzargli magnifico sepolcro nella chiesa cat-tedrale, quando avesse potuto impetrarne le ceneri da Ravenna , ovel’esule immortale avea compiuto i suoi giorni.
Gli uffici interposti per ottenere quel sacro deposito non sorti-rono l’effetto bramato: laonde nel i 4 2 9 con grande istanza furonorinnovate le preghiere, come comprovasi, secondo la relazione delSalvini ne’ Fasti consolari, dalla lettera originale scritta in quell’annodalla Repubblica fiorentina , conservata nell’Ufficio delle Riforma-gioni. Fi questa nuova istanza parimenti venne sterile d’effetto av-vegnaché quanto d’ardore ponea Firenze nella brama d’accorre nelsuo seno quell’ossa benedette, altrettanto d’ambizione e di vantomettea Ravenna nel serbarsi quel sacro Deposito in monumento in-vidiabile della sua ospitalità. Per tal modo si avverò la profezia, chenella Cantica dell’Inferno volge al Poeta Brunetto Latini:
» La tua fortuna tanto onor ti serba,
» Che l’una parte, e l’altra avranno fame» Di Te, ma lungi fia dal becco l’erba.