il decoro di quell’immagine, ne fu da alcuni gemili spirili toscaniristorato: conciossiachè nel 1692 il Cardinal Corsi, e il vice legatoGiovanni Salviati lo racconciarono in miglior forma, apponendovi iloro stemmi, come appare dalla memoria scrittavi a mano col pen-nello, ove si dice, che essi con ciò tentarono del lor grande concit-tadiuo le ceneri colla loro patria riconciliare: Così i Fiorentini , nonsolo si dimostrarono amorevoli di Dante nella loro Patria, ma anchefuori di essa lasciarono splendide prove della loro osservanza versotanto uomo! In questo mezzo tempo non cessò mai Firenze di ali-mentare il pensiero e la fiducia di vedere eretto nel suo seno un Mau-soleo alPriucipe de’Poeti, sì che l’idea venne riprodotta ancora nell’anno 1802 .
Una società di amatori della storia patria concepì questo nuovoprogetto, e affidò l’esecuzione del disegno a un valoroso architettoretoscano, che allora intendea al compiuto conseguimento della sua artereina nella capitale della religione e delle arti, e che poi dalla sovranabenignità è stato inalzato ad onorevoli funzioni, e di splendide qua-lifiche decorato.
L’idea di questo svegliato ingegno ottenne il plauso dovuto: macomecché i Signori Marchese Gaetano Capponi, Avvocato Piccioli,ed altri ardenti dell’amor patrio, e promotori di quell’impresa dasseroopera sollecita per vederne l’esecuzione; il continuo mescersi dellepubbliche vicende ne’difficili tempi scorsi, non sofferse che nemme-no allora Fiorenza si adornasse di quell’opera.
Era serbata ai nostri giorni la gloria di vedere innalzato all’ama-tore di Bice, al poeta del Paradiso un Mausoleo , quanto più indu-giato, altrettanto più splendido e magnifico.
Nel 1818 una illustre schiera di generosi, e gentili Signori fio-rentini si propose con animo deliberato di dare finalmente compi-mento al Mausoleo di Dante: i primi, cui l’Italia è in debito di rin-graziare solennemente per questa salda determinazione, sono: Il Con-