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Tomo primo.
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XII
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XII

confessassero la fonte dalla quale attinte le avevano. Noi,in ciò ben diversi, non Sdegneremo far conoscere gli scrit-tori che ne presteranno materia a questo nostro Lessico, ilquale abbiam voluto fosse ricco di ogni utile cognizione, epotesse stare a paraggio di qualsiasi opera d’Agricoltura finqui pubblicata in Europa .

Non si creda però che molte sieno per essere le nuove co-gnizioni straniere di cui abbisogniamo, che, a gloria di questaclassica terra, diremo non esservene alcuna che nota nonfosse in Italia fino da remota stagione, e solo, come dicemmo,vennero alcune obbliterate e messe in fiore indi dagli altri.

E perchè non sembri jattanza la nostra nel così esprimer-ci, vorremmo chiamare a testimonianza gli scritti di Plinio,e pochi altri incontrastati, nei quali appare, come qui si desseopera a tante pratiche, che vennero molti secoli dopo van-tate dagli stranieri quali novelle scoperte. Fu qui in Italia chefin d’ allora conobbesi la utilità degl’ ingrassi, per cui sicoprivano i letamaj, si traeva profitto dai lupini per sover-scio, si correggeva le terre argillose colla marnazione, allorachiamata Capnumcirgo. Fu Roma che dallo espurgo delle suecloache ricavò fino a 600,000 scudi. Fu qui, e nel Bergama-sco principalmente, che s’introdusse la calce per rendere piùubertose le terre - , che nel Bolognese impiegossi le cor/m, leugne v le penne per coltivare la canapa 3 che ovunque final-mente si usarono le torbide , la colombina , il pozzonero , ecerta qualità di concime, qui pure inventata, e che si formamolto economicamente con terre, con piante e con residuianimali, detta dagli stranieri compost , e posta a cielo da’ loroscrittori. Fu qui che prima degli altri si rinnovò il campo