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temperatura a formarlo, o potrebbesiforse credere con maggior fondamentoche una parte soltanto se ne formi eche l’accensione del fosforo sia in que-sto caso pur anche dovuta alla sommadivisione delle sue molecole?
§. 23 . Altri poi, e più comune-mente, usano di far liquefare ad un gra-do dolce di calore un poco di fosforo inuna piccola fiala di cristallo lunga e stret-ta. Quando il fosforo è fuso, s’immèrgenella fiala una piccola bacchetta di ferroarroventata ; il fosforo s’infiamma, siagita qualche momento, e quando il suocolore è divenuto molto rosso, si levala bacchetta ed otturasi la fiala ; si lasciaraffreddare, e Faccendi-fuoco è prepa-rato, nè rimane altro a fare che riporloin un astuccio di latta fatto in mododa potervi custodire anco alcuni sot-tili legnetti, le estremità dei quali furontuffate nello zolfo fuso e ne rimaseroin parte coperte. Per valersi di questoaccendi-fuoco, si introduce uno di queisolfanelli così preparati nella boccetta,gli si dà un moto di torcimento confri-candolo leggiermente contro il fosforo,di cui ne stacca alcun poco, e se lo levafuori ; subito nasce F infiammazione chesi comunica allo zolfo e poscia al le-gno. Si attribuisce generalmente questamaggiore accendibilità del fosforo adun principio di ossidazione : nullamenola esistenza degli ossidi di fosforo nonè ancora abbastanza comprovata, po-trebbe darsi che la maggior combustibi-lità eh’ esso viene così ad acquistarenon fosse che effetto della suddivisioneeh’ egli ha in questo caso.
§. 24. Un altro metodo si è d’in-trodurre in una boccetta di cristallo odi piombo un cilindro di fosforo e com-primervelo con una bacchetta quasi diugual diametro. Per far questa ope-razione con sicurtà, bisogna usar laprecauzione di prendere i cilindri di
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fosforo che sieno pieni e non forati,come se ne trovano talora fra quelli chevennero gettati nello stampo ad unabassa temperatura ; in tal caso F ariarinchiusa nel cilindro può cagionareuna deflagrazione a motivo della pres-sione fatta. Siffatti accendi-fuoco du-rano più a lungo dei sopra descritti, iquali hanno il difetto d’inumidirsi peruna lenta combustione, mentre i primi,per un producimento continuo d’acidofosfatico , il fosforo che contengonoquindi non essendo in contatto con l’a-ria che in un solo punto, ne sono sce-vri in modo da non nuocere punto alloro effetto. Quando vuoisi far uso diquesto accendi-fuoco, bisogna fregare lasuperficie del fosforo con una forza ba-stante a fare che il solfanello (che dovràessere di legno coperto di zolfo alla pun-ta) ne stacchi qualche porzione, la qualesi unisca allo zolfo : perchè si infiammifa d’ uopo strofinare la punta del solfa-nello che toccò il fosforo sopra un cor-po alquanto rugoso, come il sovero, ilfeltro ec. Il debole calore che si mani-festa con questo attrito, basta per ac-cendere il fosforo che dà fuoco allozolfo.
§. 2 5 . Notabile miglioramento harecato successivamente a questo ac-cendi-lunie il signor Cagniard , sosti-tuendo alle boccette di vetro conte-nenti il fosforo, altre boccette metal-liche, composte di piombo con un tu-racciolo di stagno. Questa invenzioneè stata più di recente semplificata dalsignor Uerosne, il quale pone 18 o20 grani di fosforo in un tubo di qua-lunque materia, del diametro di seilinee incirca, e della lunghezza bastantepotersi tenere in mano ; riempie la par-te inferiore del tubo con una sostanzaqualunque ; compressa con un turac-ciolo di sovero, non lasciando che unospazio di sei a sette linee, tre all’ incirca