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Tomo primo.
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i pra-quasie no-

incli->dernii ces-ila sispecie:ganzaera laice inatte levi chegrandelibertàl’alle-agi ta-le cheamori ;mgonoamentio scel-nviene> d’unprefe-tti, dai, deb-ili pro-vrannonimilà,oltanto. lascia-,à lorolibertà.egl’ in-arsant ,V, non'Jonais.diceva,ito de-tnore, enaggiore in untuli, delnome

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chiarissimo in siilàtte cose, mostrò pureche deve laseiarsi libero, e ne prescriveil tempo più opportuno.

§. a6. Alle autorità degli scrittorisi aggiunga l’esperienza . Libero noivedremo aver luogo l’accoppiamentogeneralmente fra i detentori delle Ber-gamine in Lombardia , e perciò in tuttoil tempo in cui queste si conducono osi tengono al pascolo, il Toro vive liberofra esse, e accorgendosi delle loro bra-me, dai segni particolari e dall’ odorespeciale ch’esalano dalla vulva, le mon-ta quante volte gli aggrada e quante leforze glie lo permettono. Concesso poi,si accorda e praticar lo si deve, diremcosì, da coloro che hanno soltanto unao poche femmine, non potendo certa-mente a tal uopo convenire il manteni-mento di un maschio. Agli stalloni Arabi ed ai Tartari, ai Napoletani ed agl’ In-glesi si lasciano pur libera la scelta, esi ottengono i più pregievoli prodotti.

§. 27. Ora di qual peso sono gliostacoli che si pongono in campo percombattere la scelta? Si dice che ingenerale le unioni sono vaghe e senzapredilezione, e quindi che il maschioaccetta la prima femmina che vienedalla sua specie e viceversa. Ma a sif-atti ostacoli basta ripetere quel chedicemmo di sopra ( §. 8 ), e far loroosservare che le femmine tanto prefe-riscono i soggetti più robusti, che veg-gotisi comunemente cagnoline immi-schiarsi con grossi mastini, quasi che illoro istinto mirasse più alla perfezionedella specie, che alla voluttà dell’indi-viduo. Si aggiugne di più, che il ma-schio si spossa e si logora ben pre-sto. Ma un animale costretto a farlo,e che perciò si trova diviso fra l’istintodi soddisfarlo con chi gli aggrada, e1 obbligo di accoppiarsi con chi forse gliviene a noia, o gli scema od annienta eil piacere e la tendenza, si sposserà egliT>h. di Agi Voi. I.

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meno di quando è lasciato in balìa di sùstesso? E non vediam noi, anzi quantevolte siamo costretti a sforzarlo alla suafunzione,e quindi montare e scendere in-vano le femmine senza compiere l’altonecessario alla generazione, come altrevolte vediamo le femmine stesse o sover-chiamente, o non ancora abbastanza ac-cese, faticarli inutilmente, e spesso spes-so offenderli con calci ? Queste cosetutte si sfuggirebbero ove fosse liberol’accoppiamento. Per altro, riflettendoche la fecondazione è l’opera in cui lanatura sembra vi abbia posta maggiorcura , e sola sua meta nell’ accoppia-mento , e che riesce migliore, comenessuno ardisce di opporsi, e più frut-tuosa ove si permetta questa manieranaturale, ed ove si volesse prestar atten-zione che in quegli animali ne’ quali èbreve il calore e poco manifesto, spes-so colla monta concessa non si puòapprofittare che dilficilmente del mo-mento più opportuno, perchè non do-vrem noi assistere e favorire in ognimodo l’accoppiamento coll’indagare letendenze degl’ individui e con cercareque’mezzi che tengono lontani gl’in-convenienti ? Non possiam noi forsetrovar maniera che il maschio non sispossi, e tor così 1’ unica opposizio-ne? Facili, volendo, si prestano le cu-re . Innanzi tutto si mettano in unparco quel solo numero di femmine incalore che voglionsi far coprire ; poidi buon mattino s’inoltri il maschio, ilquale abbia già da dieci giorni, comeben dice Garsoni ( 1 . c.), coperto uno odue volte, perchè così con molta fami-liarità e riservato ardore si faccia a ni-trire, a mugghiare, bellare o grugnirealla vista delle femmine, a saltellarlaintorno, ad accarezzarle, a fiutarle tullead una ad una, e poi si accoppii conquella che più delle altre simpatizza.I detentori delle razze, che staranno22