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hanno mai bisogno di travasi ; Io cheprova la lentezza somma della secondafermentazione, che non dà luogo allaconseguente acetosa.
§. 4 - I vini spogliati di lievito permezzo della chiarificazione o della sol-foratura non sono più suscettivi di can-giarsi in aceto da sè soli.
Durante la stagione fredda nonvi ha processo di acetificazione se nonper mezzo della applicazione di caloreartificiale. A temperatura che superi lamedia, cioè oltre li gr. 14, l’acetifica-zione ha luogo, ed in ragione direttadel più di elevazione della temperaturaistessa.
§. 5 . Nella stagione estiva, oltreil calorico, domina più efficace che nonaltrimenti un altro imponderabile, l’e-lettricità. Le belle osservazioni del-l’ab. Zentedeschi dimostrano la influen-za elettro-magnetica in molti fenomenichimici, ed è cosa generalmente cono-sciuta che la sopravvognenza di untemporale fa inacidire e quagliare illatte; fenomeno che poco dista da unavera acetificazione. Anche i nostri an-tichi padri ben avevano osservato cheal comparir di un temporale i vini per-devano il loro stato di apparente calmacon minaccia di acetificarsi, la qual mi-naccia avveravasi spesse fiate. Ciò at-tribuivano essi al concentrarsi del calo-rico ne 1 sotterranei per effetto di quellameteora.
g. 6 . Colla lampada odorifera in-ventata dal Belka sulle tracce di quelladel Doebereiner si cangia l 1 alcool inaceto. ( V. Aceto. ) In cotesto appa-rato vi ha certo grande azione di calo-rico; ma la stratificazione vegeto-mine-rale che presenta F insieme dello stop-pino, del platino e del vetro, coll’ in-tervento dell’ umidità procedente dalvapore che emana dall’acqua di colo-nia, potrebbe, a parer nostro, far parte-
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cipare alla produzione del fenomen 0della acetificazione anche una correnteelettrica ; oltredichè la scienza fìsico -chimica non è foi'se molto lungi dalpoter stabilire che calorico, luce, ossi-geno, magnetismo, elettricità, altro nonsono se non se modificazioni o mitiga-zioni di un principio solo.
g. 7. Dal complesso de’fatti pre-messi, diviene evidente che l’acetifica-zione è tale procedimento, che, indipen-dente quasi dall’atmosfera, trae sua ori-gine da una fermentazione particolarecui prestano occasione il calorico, unasostanza lievitosa, e forse altri fluidiimponderabili che stanziano nell’aria.Per effetto poi delle scomposizioni ericomposizioni, sulle quali essenzial-mente consiste il fatto della acetifica-zione, il calorico latente nella massache volge a fermento si fa manifesto, ela medesima perciò si riscalda assai ol-tre la temperatura atmosferica, e finoa giungere a gr. 28 e più.
IGNAZIO D.r LOMENI.
ACETIRE.
Vale inacetire, 0 sia divenire ace-to, e benché dicasi di molte altre cose,è particolarmente proprio del vino .( V. Aceto. )
ACETITO.
Erano così chiamati quei sali cherisultano dalla combinazione dell’acetodistillato ( acido acetoso ) con alcunadelle basi salificabili. Conosciutasi poila identità di essi coll’acido acetico, gliacetici si chiamarono Acetati . (V , que-sto vocabolo. )
ACETO . (JEcon. doni. —Igienepubblica e rust. — Zooj. )
Che cosa sia.
g. 1. E l’acido acetoso dei chi-mici.
Da che cosa si ottenga.
g. a. Si ottiene dal vino, ed ingenerale da tutti i liquidi che hanno