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Tomo terzo.
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agraria. Potrei annoverare molte cosealle (juali deve l 1 Agricoltura il suo ac-crescimento, analoghe alfenunziate. Maper istabilirle è stato d’uopo di unalunga serie d’osservazioni, di esperien-ze, d’esami, di raziocini ; e non vi siarrivò senza grandifatiche non disgiun-te il più delle volte da non lievi dispen-di. Ora lo studio della teoria che sifondò sopra tali scoperte, ci risparmiaun tempo preziosissimo, e ci abilita apoter con franchezza camminare ugl-l’esecuzione dell'uno o dell’altro tenta-tivo. Potrei mostrare come presso que’popoli ne’quali maggiore profitto hafatta la teoria, forse più si aumentò laperfezione della pratica. Bensì mi limi-terò ad'assicurare che ne’ paesi in cuisi sono stampate più opere della secon-da fra le due accennate classi, la prati-ca agraria si è molto avanzata. Nè ioricorrerò all’Inghilterra, alla Francia ,alla Germania e ad altre provinole delNord, fra le quali però non sono a ta-cersi la Danimarca, la Russia e la Sve-zia . Posso con domestici esempi mo-strare la verità di quanto dico, cioè ilvantaggio che i libri i quali narranoesperienze , hanno prodotto all’ Italia .Chi negherà il miglioramentodell’Agricoltura toscana , milanese e veneta ?Ora sono appunto questi i paesi ne’qua-li più si è stampato, e dove gli scrittiagrari sono i più diffusi. Ilo posto inprimo luogo la Toscana,perchè , coni’ènotissimo, viene essa riconosciuta sicco-me il paese ove la vera industria cam-pagnuola vi è più raffinata. Poche ope-re abbiam* dell’antico stato romano;poche in confronto dell’estensione delterritorio cui occupano, se ne conosco-no degli stati componenti il reame delledue Sicilie. Il bene che arrecano gliscritti di cose rustiche, eh’ espongonosemplicemente i fatti, è anche di granlunga maggiore di quello cui produco-

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no ì libri precettivi. Questi col corredodella dottrina e coll’ apparato ancorchésobrio della erudizione non si possonogustare da tutti i palati. Nel leggerli fadi mestieri che talvolta si mediti e siragioni. Non v’ è cosa più atta a ribut-tare certa classe, forse la più numerosa,di lettori delle cose agrarie. Spesse vol-te superiori alla capacità di chi gli hadinanzi, producono un’avversione, chenon mai si distrugge alle teorie, ancor-ché poi in seguilo facili e sicure. Alcontrario la lettura di fatti che dallamassima parte si potrebbono eseguire ,fa nascere in cuore il desiderio vivissi-mo d’imitare gli altri. L’emulazione, laquale particolarmente negli oggetti d’in-teresse si sveglia vivissima , può facil-mente invogliare a seguire 1’ esempioche si ha sott’ occhio. La facilità dellacosa seduce ; e la semplicità dello siile,mentre alletta, aiuta l’uomo a determi-narsi. Per me sarò sempre d’ opinioneche nell’ immensa farraggine di libriagrari che abbiamo, i migliori sienoquelli che s’ occupano a presentarci deilatti, specialmente se nuovi. I precettiornai li sappiamo. Si è voluto talvoltarenderne delle ragioni che non sono an-cora evidenti, attesa l’imperfezione deimezzi che tuttora ci rimangono per esa-minare le operazioni della natura; e nonsi è fatto che spargere maggiore incer-tezza. Non è per questo che abbiansi ascartare i libri teorici ; ma pel maggiornumero dei lettori penso sieno per es-sere più vantaggiosi quelli che danno lastoria delle varie esperienze campestri.

§. 464- Non debbono però nè sce-gliersi nè leggersi indistintamente tuttii libri d’Agricoltura. A me sembra chevi sieno delle regole da osservarsi, on-de trarne profitto. Altre di queste ri-guardano tutti gli autori in generale; esono buone per qualunque caso , edapplicabili a qualunque nazione. Altre