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Tomo terzo.
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sperimenti nuovi che si asserirono felice*mente eseguiti, non ottennero dai cen-sori voti d’applauso, se non quando fu-rono praticati reiteratamente da depu-tati a bella posta istituiti. So finalmenteessere alcuna volta avvenuto che malreggendo l’addotto esperimento in fac-cia alla stabilita teoria, inonorati gia-cquero gli scritti di taluno. Alcuni, checol corredo ricchissimo di agrari volu-mi riuscirono a stendere qualche eru-dita dissertazione, sperando d’accop-piare agli altri titoli quello ancora diletterati e profondi conoscitori delle co-se agrarie, si videro posposti ad altriche si contentarono d’ una semplice enuda esposizione dei fatti, ma eseguitida loro e verificatine i vantaggi. Delusiquelli, ricorsero alle armi della terribilemaldicenza, e cercarono di vendicare intal maniera 1’ oppresso loro amor pro-prio e 1’umiliata temeraria loro igno-ranza.

§. 5o5. Tutto il sin qui detto po-trà valere per rispondere a coloro, iquali delle agrarie società sparlano abocca piena. Venero un celebre e giu-stamente lodato scrittore inglese , il sig.Young. Ma sono ben lontano dal con-venire seco lui, che le società di Agri-coltura sieno inutili. Convengo che mol-te meritar potrehbono qualche riforma.Del rimanente sono troppo grandi ivantaggi ch’esse portarono alla praticaAgricoltura, perchè debbasi cercarnel’annichilamento. Potrei mostrare il be-ne che hanno fatto in Germania , inIspagna, in Francia ed altrove ; aggiu-gnendo che se al presente non sono piùle medesime, ciò dovrà, quando si esa-mini severamente la cosa, attribuirsi nonalla natura dello stabilimento, ma bensìai vizi in esso introdotti.

§• 5o6. Chiederò solamente, a qua-le ragione debba attribuirsi il sensibileavanzamento che 1’ Agricoltura ha fatto

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negli ultimi anni del secolo passato-nel-lo stato veneto, nella già Lombardia au-striaca, nella Toscana , ed in quella par-te di Stato pontificio che costituisceporzione della provincia della Marca ?Credo che nessuno vorrà negarmi do-lersi in gran parte alle società agrarie,le quali, particolarmente nello stato ve-neto , in realtà produssero grandi van-taggi. Così si traessero pure dai pol-verosi archivi ove per colpa dei tempigiacquero inonorate, molte memoriedella Società patrìolica di Milano , edelle tante degli stati ex-veneti. Ho fat-ta un'osservazione all’epoca della rivo-luzion francese . Tutte le società lette-rarie, scientifiche ed agrarie furon sop-presse, o poche sfuggirono il fatale de-creto. Le prime a risorgere furono quel-le di Agricoltura. Alla fine del i 799 sene contavano trentotto. Elleno sonosidopo quest’ epoca assai moltiplicate; edalcune, come quella di Parigi , fannode’ travagli di cui le felici conseguenzegioveranno forse un giorno all’ interaAgricoltura.

§. 507. 11 provvido governo sottocui viviamo , protegge quelle che franoi vanno formandosi, e richiama a nuo-va vita quelle eh’ erano estinte. Io noncesserò di far voti perchè si moltipli-chino tali società. Sieno esse veramenteattive, e cooperino al fine pel quale so-no state istituite ; ed ardisco promette-re un grado di perfezione all’Agricoltu-ra italiana, la quale non ha bisogno ched’ una nobile emulazione accesa fra iproprietari ed agricoltori, per ingrandi-re a colpo d’occhio. Parlando degliscrittori italiani mi sono fatto carico didare notizie di molte delle memorie ap-provate dalle accademie , di cui forseappena appena rimane qualche esem-plare.

§. 5o8. Finisco coll’accennare unvantaggio di non poca entità, che arre-