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Tomo terzo.
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«ano gli alti delle società georgiche ; iquello cioè di comunicare al pubblicoparti ingegnosi di persone, i quali forseper soverchio ritegno, o per quella po-vertà che sembra essere il retaggio de-gli uomini dotti, non vedrebbono la lu-ce. Si studino pur dunque e gli atti e lememorie e le istruzioni che si stamparo-no coll’ approvazione delle accademie.Sarà però sempre necessario ai leggito-ri di esaminar bene se quelle praticheche si sono suggerite, se gli strumentinovellamente inventati, si possono adat-tare al proprio paese ; onde non si cadain un altro estremo, cioè che il fana-tismo per tali novità rechi danno allapratica agraria de’ luoghi nei quali lenovità vogliansi introdurre.

§. 5og. Quelli che sonosi applica-ti allo studio delle varie lingue, si ricor-dino di preferir sempre la lettura deilibri originali. Ne abbiamo taluni tra-dotti in italiano . Eccettuatine pochissi-mi, tutti gli altri sono talmente defor-mati, che chi li paragonasse col testodifficilmente gl’ intenderebbe. Ciò mi èaccaduto di rilevare più particolarmen-te negli autori francesi. Questi hannodei termini dell’ arte, ai quali talvoltanoi non abbiamo il corrispondente. Chitraduce talora non intende l'autore chea discrezione. Ciò avviene perchè inItalia il mestiere del traduttore non vie-ne esercitato, generalmente parlando ,che da persone di pochissime cognizio-ni ; e non è come in Germania ed inFrancia , ne’ quali paesi pel bene dellagioventù specialmente si consacrano avolgarizzare esteri scrittori gli uominicolli, e talora anco i sapienti. Ora nonintendendosi bene la lingua e molto me-no la materia, chi ha fretta di conse-gnare il mi., ci regala un tutto infran-ciosato o vestilo all’ oltremontana , chelimane inintelligibile. Quest’avvertenza,tuttoché da essa non ne derivi onore a

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ii, pure doveva apporsi tanto più ne-cessariamente, che moltissimi vanno avi-di assai di leggere tali versioni. In ge-nerale, tutte le traduzioni dal francese e dal latino lette sin qui, toltene po-chissime che io accennerò a suo luogo,debbono rifiutarsi da quegli amatori chenon conoscendo la lingua potrebbonofacilissimamente pigliare grandi abbagli.

§. 5io. Ma supposta ancora l’uti-lità d’ avere un libro di Agricoltura daconsultare, è poi ella giovevol cosa ilprocacciarsene molti ? Non basta il prov-vederne pochissimi? Così mi sento in-terrogare talvolta ; e credo dover quidare un’adeguata risposta. Generalmen-te parlando, può stabilirsi che bastinopochissimi volumi, purché scelti secon-do quelle norme le quali abbiamo sino-ra accennate. Nondimeno 1’ avere unaraccolta anche copiosa di libri d’ Agri-coltura potrà essere di un non piccolovantaggio. Nè io raccomando già d’usa-re questi libri appoggiato semplicemen-te all’ autorità di Vcirrone che pareconsigli la moglie sua a leggere i pre-cetti d’Agricoltura nei libri de’ Greci,dei quali ne annovera cinquanta a luicogniti ; ovvero fondato sulla prescri-zione di Cohtmella che, parlando di ciòche adempir deve il buon padre di fa-miglia direttore delle opere di campa-gna, dice : Maxime curabit ut aelatissua e prudentissimos agricolas de quo-que re consulat, et commentarios an-tiquorum seduto scrutetur,atque aesti-met quid eorum quisque senserit , quidpraeceperit, eie.: ma per un altro moti-vo. Colla lettura di molle opere agra-rie, fatta con metodo e senza spirito diprevenzione, si possono formare deiconfronti tra i diversi sistemi, e si pos-sono come avviene dedurne de’ metodiche gioveranno moltissimo. Talvoltaaccade che due scrittori combinino, p. e.,nel fissare i generali precetti dell’ arte