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Tomo terzo.
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quante bellezze non vi si riscontrano ?Si osserva che eglino, meglio istruiti dicertuni tra i moderni intorno ai veriloro interessi, fissando per base dell’A-gricoltura 1’ esercizio della religione ,conoscevano che affinchè 1’ agricoltoresi conservi fedele, laborioso e, a dirbreve, virtuoso, v’ è bisogno d’una for-za colla quale egli sappia di non poterlottare. Oltre a ciò eglino comprende-vano che 1’ Agricoltura è diretta da ca-gioni superiori, e non è già semplice-mente opera del caso la vegetazione ;ma che v’è un essere che regola le ope-razioni. Quelle poi che, a piena bocca,da taluno si chiamano puerilità e stra-vaganze, forse le potremmo con qual-che leggera modificazione ritrovareadottate nell’AgricoUuraMnoderna, c conmolto vantaggio.

§. 5 1 5. Piuttosto si confessi cheil linguaggio greco e latino in cui sonostese, è un impedimento invincibile asvolgere opere scritte in lingue che do-po averé formata per venti e più secolila delizia degli uomini colti nonché deidotti, sono state in questi ultimi anniabbandonate, e si volevano confinarefra i ghiacci del Settentrione. So cheuna gran parte delle opere dei Grecisono tradotte in latino, e talune in ita-liano . Siccome dei più antichi non fac-cio menzione nel mio Dizionario , enondimeno non posso non raccoman-darne la lettura a quei giovani che edu-cati, ancorché digiuni del greco, cono-scono però il latino ; io dirò che trala-sciate le italiane si attengano alle lati-ne. Gli antichi scrittori greci possonoveramente chiamarsi i padri e fondatoridella didascalica agraria. Non parlerò diEsiodo , il quale non ci lasciò se non sepochissimi precetti, e di cui potrannogli amatori consultare l’ edizione fattadal celebre sig. prof. Pagnini, e stam-pata in Parma pelBodoni col lesto gre-Diz. rT d Yol. ITT.

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co e le versioni latina ed italiana . Soche n’esiste una di Serrao precedutada un suo discorso, che mi assicuranomolto esatta. Veramente Esiodo è piùantico ; ma limitasi ad alcuni precettiintorno all’ epoca del seminare, del po-tar la vite ; e descrive l’aratro de’ suoigiorni. Senofonte , vissuto oltre a quat-trocento anni prima dell’ era nostra ,meritò i suffragi di Cicerone pel suolibro dell’ Economia , che in brevi pa-gine rinchiude una copia dei miglioriprecetti, e minutamente espone le prin-cipali tra le faccende agrarie, per lequali non invoca già la luna, ma bensì1’ ordine delle stagioni. Nessun’ operaforse contiene precetti più idonei a mo-strare come possa migliorarsi la dire-zione de’ propri fondi ; ed è la più attaad invogliare uno deH'AgricoItuva. Unatraduzione italiana ne ho veduta assaicattiva del Gandini , 1 588. Non parlodei due libri d’ Aristotele intitolati dePlantis , creduti apocrifi ; ma non pos-so non consigliare a chi pur conosce illatino, essendo scellerata la versionefattane dal Biondo , un’ attenta medita-zione sulle due opere di Teofrasto , cioè1’ Historia Plantaruni , e de CaasisPlantarum (t); e massime la prima cheha i commenti di Bodeo Stapal. , tG/j4-La storia delle piante formicola vera-mente di parecchi errori, ma rinchiudeprecetti ottimi, da’quali può chiaramen-te raccogliersi che a suoi tempi assai be-ne si conoscevano alcune teorie che og-gigiorno si vorrebbono da taluno farcredere immaginate dai moderni , e lepratiche di Agricoltura le più giuste esicure. Quelli che amano nelle opere diAgricoltura i più minuti articoli rischia-rati, cui pensano non rinvenirsi che nei

(i) Varrone disse delle medesime : Hilibri non tam idonei iis qui agrum colerecolimi, quam qui scholas pyhlosophorum.

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