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fecondare stabilmente un campo consistenell’ introdurla entro il medesimo, rela-tivamente al prodotto cui si vuol semi-narvi. Ma asseriva Marco Columella ,che il metodo più espediente di miglio-rare i campi era quello di mescolare in-sieme le diverse terre ; pratica che l’e-sperienza di trenta secoli avendo dimo-strata utilissima, fu poi, per dar la lodea chi la merita, ridotta a sicura teoriadai lumi de’ chimici del secolo passato,alcuni de’ quali non cessano d’illustrar-la tuttodì, e che sola basterebbe a mo-strare di quanta utilità sieno le scienzenaturali per avanzare con rapidità e fe-licemente l’arte dell’Agricoltura. Quan-to non si è scritto e tuttora non si scri-ve sulle marne ? Ma non ne parlò Pli-nio assai precisamente diciassette secolifa, e in buona parte lo ricavò dalle ope-re greche? Siccome però i moderniscrittori d’ agronomia hanno nelle loroopere rifuso tutte quelle cose che gliAntichi avevano di già enunziate , cosistimasi affatto inutile il consultarli. Siapure ciò vero, come anzi Io è a segno ,ohe si vuole talvolta togliere a questi ilmerito dell’ invenzione. Nondimeno noncesserò mai dall’ inculcarne la lettura ,siccome quando 1’ occasione lo portanon ometto giammai di presentarnedei tratti a’ miei uditori. Chi veramenteama di apprendere, deve vedere le cosenella loro fonte, paragonare le idee de-gli antichi con quelle dei moderni, esapere che cosa sia veramente proprio diaraendue, senza lasciarsi ingannare da-gli ultimi che non di rado, come io di-cea, si fecero belli colle cose dei primi.L’esperienza di qualche anno mi ha in-segnato che la lettura delle opere anti-che d’ Agricoltura, ad onta di qualun-que loro difetto, diventa essenzialmentenecessaria a colui il quale aspiri a ren-dersi maestro nell’arte. Perciò non pos-so abbastanza deplorare e la perdita di
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parecchi travagli de’ greci e latini scrit-tori d’economia campestre, e molto piùl’inutilità a cui vengono condannatequelle opere che pure abbiamo, riser-bate a giacersi per lo più fra i cancellidelle polverose biblioteche, o vano or-namento nello scaffale di un qualchebiblìo maniaco ; consultate al più al piùda qualche professore, o dilettante diantiche edizioni.
Scrittori dal secolo V al W.
§. 5 17. Chiunque è curioso di sa-pere come nelle diverse età siasi scrittointorno alla prima delle arti, per la qualefu creato l’uomo, rimarrà da altissimameraviglia preso all’osservare nella sto-ria della letteratura un periodo di circanove secoli privo affatto in Italia discrittori delle cose rustiche. Dopo Pal-ladio , che visse al più tardi sul princi-pio del V secolo dell’ era nostra, seb-bene molti il vogliano scrittore del 4 00,non abbiamo più verun’ opera di Agri-coltura fino a Crescenzio. La storia dique’tempi presentandoci una serie noninterrotta d’orrori, di colpe e di cala-mità, sempre più mostra che l’arte del-la pace per venire vantaggiosamenteesercitata e promossa ha bisogno di quie-te e di gente dabbene ; onde non è dastupirsi se ci troviamo sprovveduti dimaestri d’Agricoltura in que’ luttuosissi-mi dì. Giunse la cosa a segno, che Co-lumella giacque dimenticato e polvero-so nelle meschine e non molto consul-tate biblioteche di que’ giorni presso imonaci. A questi uomini però l’Italia egran parte dell’Europa , come, per tace-re delle altre regioni, la Germania , van-no debitrici della conservazione di mol-te pratiche agrarie, e del ristauro di al-tre ; nonché dell’ avere conservati illesidal furore di quella età molti mss.
* §. 5 18. Un tale vuoto peraltro