A G R
«'esercitavano l’arte, e già scorgevano piùubertose le loro campagne, si cercavadagli oltremontani d’istruire i popoli, emetter loro innanzi una qualche guidaper ben coltivare le proprie. In ciò con-correvano anche i governi. Così si vi-dero nascere le collezioni dell’ Herre-rà^ Fitzherbard , Carlo Stefano , in Ispa-gna, in Inghilterra, in Francia ; e dopola metà del secolo Ileresbach e Muìlernell’ Alemagna.
§. 5 ^ 4 - Intanto che gli oltremon-tani s’ occupavano di dettare a’ lorocompatriotti precetti generali, sorgevanotra noi alcuni imitatori di Virgilio, chein versi ora latini ed ora volgari tratta-rono rustici argomenti. Fu nel XVI se-colo infatti, che VAlamanni cantò dellacoltivazione in generale, il Rucellai del-le api, ed il Fida maneggiò un nuovotema parlando di un ramo d’Agricoltu-ra affatto ignoto ai Romani, qual eral’educazione del baco da seta, prece-duto però di qualche anno da Giustolodi Spoleto.
§. 5 2 fs. Moltiplicaronsi poi assais-simo per tutta l’Europa gli scrittoriagrari nel corso del secolo XVII. Bi-sogna però convenire che la massimaparte non furono che copisti fedelissi-mi di quanto avevano scritto i Latinied il nostro Crescenzio , il quale, tolte-ne poche cose sue, non può riguardarsiautore originale. Quindi non è a stupirese ne abbiano ciecamente seguiti i pre-giudizi, massime in un tempo in cui ilmeraviglioso piucchè mai trovava unal’erma credenza.
§. 526. Debbo però eccettuaredalla massa comune due particolarmen-te fra i nostri, e sono il Torello ed Ago-stino Gallo . Questi uomini sommi deb-bono considerarsi, se mal non mi ap-pongo, i padri dell’Agricoltura moder-na. Il primo ideò nel suo Ricordo ilsistema di quella coltura che poi in In-
A Cr R 1 2 a
ghilterra ed ora in Francia vien tantolodata, di cui la base si è diminuzionedi campi arativi, ed aumento di prate-rie; ed il secondo con molle esperienzesue aperse una nuova strada a miglio-rare F Agricoltura (1).
§. 527.In generale gli scrittori delXVII secolo abbondano forse più diquelli del XVI in riportare superstizio-ni, pratiche e secreti ; e nel prestar fedea maggiori sciocchezze. Lo stile loro èquasi sempre spiacevole, ed è spessopoco intelligibile e sempre molto pro-lisso. Eccettuerò da questi il Bussato.Ma quelli che scrissero ne’sei ultimi lu-stri di detto secolo, sono quelli i qualicon maggior profitto possono consul-tarsi, se non altro per sapere come sia-si cominciato a pensare dai moderni unpo’ più ragionevolmente intorno all’A-gricoltura. I loro autori aprironsi unanuova strada coll’indagare le vie che lanatura tiene nella vegetazione, osser-vando la struttura dei vegetabili, seguen-do le importantissime scoperte del no-stro Malpighi e del Grcvvio , il qualigettarono le fondamenta della fisica del-le piante. Così si cominciò a persuader-si che molti fenomeni della vegetazionesono da ascriversi all’ ordinario corsodella medesima, e non a particolari in-flussi dei pianeti, e particolarmente del-la luna che a que’giorni più creditoaveva del sole medesimo.
Scrittori del secolo JLf'III.
§. 528. Può veramente chiamarsiquesto il secolo degli scrittori di econo-mia rustica. Il capriccio e la moda, for-se ancor più che la persuasione deigrandi vantaggi che arreca 1 ’ Agricoltu-ra, rivolsero l’universalità dei proprie-tari a cercarne l’avanzamento; e bisogna
(1) Vedi Parelio.