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Tomo terzo.
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le opere georgiche di molti oltremonta-ni sono di gran lunga superiori alle no-stre. Ma non perciò debbonsi le nostretrascurare, o dichiarare inutili o catti-ve. A buon conto hanno esse il massi-mo pregio chele rende a noi commen-devoli. Sono scritte pe’ fondi nostri, esono per conseguenza più adattate allamaniera di pensare ed operare degli a-gricoltori e fattori italiani, gente diffici-lissima per natura ad ascoltar con pia-cere qualunque sorta di novità.

g. 56 1 . Una delle cagioni per cuigli scritti agrari italiani non produconoforse quel bene che se ne potrebbe a-spettare, credo doversi alla tarda dira-mazione delle opere, attesa la difficoltàdelle relazioni che passa tra paese e pae-se. In Lombardia s’incontra meno osta-colo ad avere i libri da Parigi , che daNapoli. Dirò anzi, che le cose di cote-sto regno fra noi sono rarissime, e mi ècostato qualche pensiero il procurarmiquelle che anderò citando. Mi ha fattaalta meraviglia il vedere che a Firenze a stento trovinsi i libri stampati a Mila-no . Dicasi lo stesso delle cose piemon-tesi. Perciò è che sonosi talora vedutiannunziati in alcuni cantoni d’Italia , co-me nuovi, certi ritrovali che in altri giàda molli anni si conoscevano. Quindisuccede talvolta, òhe il timore di esserestato prevenuto trattiene più d’uno dalmettere in luce qualche utile produzio-ne. Le biblioteche pubbliche poi sonooltremodo scarse di libri agrari, de’qua-li forse abbondano più quelle dei privati.

§• s°

Francesi.

§. 562. I soli nomi di coloro chenel secolo passato e nei pochi anni diquello in cui viviamo si sono in Fran-cia consecrali a scrivere su qualche ar-

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gO'menta d’Agricoltura o di economiacampestre, formerebbero un volume for-se di non tanto piccola mole. Quando ilgusto di questa nazione si rivolse tuttoall’ Agricoltura, il cui studio fece dap-prima un oggetto di moda che durò lun-go tempo, si vide subitamente uno scia-me di scrittori inondare le biblioteche,frugare ovunque, ammassare vecchiecantafere e produrle come parti dellagiornata, e spacciare così poche cosebuone annegate in un complesso assaicattivo. La massima fatica che da talu-no siasi fatta, fu quella di trovare untitolo nuovo da apporre in fronte al vo-lume ; giacché i frontispizi delle opereagrarie in Francia sono ornai esauriti.Ognuno dee rimanere sorpreso dell’ iu-numerabile farraggine delle produzionigeorgiche ; ma si troverà ancora più im-brogliato dell’economia cui fa di mestie-ri usare nel prescegliere quelle che pos-sano prudentemente e sicuramente con-sultarsi. Anche fra lo squallore dei gior-ni i più luttosi per la Francia si vede-vano i torchi occupati a produrre nuo-vi scritti agrari.

§. 563. Vi sono non pochi, i qua-li portano un’opinione favorevolissimaper tutti o per la massima parte dei li-bri d’Agricoltura che stampansi in Fran-cia . Altri poi li guardano con sommodispregio, e li condannano senza aver-ne nemmeno veduti i cartoni. Questoaccade perchè lo spirito d’odio o di a-more gli ha talmente prevenuti, che nonpossono nel giudicarne prendere perguida la ragione. Ne ho esaminati nonpochi. Qui spiegherò liberamente ciòche credo doversi pensare intorno almerito degli scrittori francesi georgici.

§. 564- Due pregi principalmentesembrami distinguere gli autori rusti-ci di cui scrivo. Quella parte d’Agricol-tura che propriamente chiamasi econo-mia campestre , non ritrovasi forse