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meglio trattata quanto dai Francesi . Senoi vorremo confrontare lo stato dellepratiche economico-campestri usate inFrancia per lutto ciò che riguarda o lafacilità nel condurle a fine, o la parsi-monia con cui si fanuo, con quelle chesi costuman fra noi, dovremo necessa-riamente confessare che noi siamo inquesto ancora bambini, nienti'' eglino,almeno stando a quanto leggesi nelleloro opere, grandeggiano. Sia la fisicacostituzione del Francese, o la forza delbisogno prodotto dall 1 ingratitudine delsuolo, è certo ch’egli ci ha mostrato!quanto le arti somministrar possono di|aiuto all’Agricoltura, e renderne agevoliad eseguire le pratiche tutte, ancorché!assai difficili. Farmi che gl’ Italiani ab-biano ne’Toscani un vivo esempio del-1l'industria e dell’ attività di que’ tra iFrancesi, die veramente conoscono IaJAgricoltura. In entrambi i paesi una:somma premura inrlustre tien luogo dijquelle ricche e fertili campagne che con-tente di mediocre lavoro e poco ingras-jso, producono molto grano. Nè già perquesto vogl’ io concludere che lutti inFrancia sieno tanto industriosi, e trava-Jglino con tanta premura. Taluno op-,porrà che dnglTnglcsi hanno essi levatejmolte cose. Ciò è verissimo, per quan-jto mi pare ; e ne viene che mentre ilprimi possono essere maestri a’ posses-jsori di vasti fondi, i Francesi lo saran-no a quelli che possedono i piccoli, eche formano pure, almeno fra noi, laclasse più numerosa dei proprietari.
§. 565. Gli scrittori francesi sonostati, come ho detto più sopra, dc’primia profittare de’lumi che le scienze han-no somministrati all’ Agricoltura. Po-nendo in opera tali cognizioni, reserocosì ragione delle pratiche cui prescri-vono ; ed è questo il secondo pregioche negli scritti de" Francesi valutare sideve moltissimo. Imperocché sebbene
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in tutte le cose, e particolarmente inAgricoltura, la pratica sia delle cosegrande maestra , pure questa sola ad-dotta per motivo di un fatto o per based’un precetto non contenta tulli. Sod-disfà è vero l’ ignorante contadino, manon molto colui che ama di sapere se laragione vada d’accordo colla pratica, ese variando questa possa ottenersi unmigliore o peggiore effetto. Oltredichèse ne può ricavare un altro vantaggio,che a me sembra di qualche rilievo. So-navi parecchi per sillatla guisa attacca-li agli usi antichi, che per quante spe-rienze si vadano loro schierando innan-zi agli occhi onde convincerli ad adot-tare or l’una or l’altra foggia di nuovacoltura, non si possono indur giammaia deviare nella menoma cosa dall’ usatoloro stile. Ora succede talvolta, che po-tendo richiamare ad esame le loro stes-se sperienze e, dirò cosi, analizzarle, emostrare ad essi la ragione per cui puòo non può accadere quello di cui con-trastano, si arriva a farli dubitare sequella pratica abbenchè costantemente,secondo la loro opinione, riuscita feliceper più secoli, sia veramente la miglio-re. Dal dubbio nasce il timore, e dopociò talora si gitigne ad illuminarli.
§. 566. Quasi tutti gli scrittorifrancesi hanno l’arte d’interessare as-saissimo la dotta curiosità dei lettoricoll’ istruirli ancora delle più minute co-se, colla naturalezza e semplicità delloscrivere, talvolta còlla forza dell’eloquen-za che più trovasi negli scritti agrari diquesta che d’altra nazione, e finalmentecolla maniera onde trattano il propostoargomento. Se prendono a versare so-pra un soggetto, poco lasciano a desi-derarvi. Generalmente gli scrittori agraridelle altre nazioni si contentano di mo-strare in grande il modo di migliorarelo stato dell’Agricoltura, col perfeziona-re il coltivamento dei prodotti in essa