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già ricevuti. Questo infatti deve essere1 oggetto principale di chi voglia dav-vero migliorare la pratica agraria delproprio paese. Ma non bisogna trascu-rare, se le circostanze lo permettano,l’introduzione di'nuove cosà. I Fran-cesi,più d’ogni altra nazione amanti del-le agrarie novità, hanno cercato di ren-dere indigeni all'Europa molti vegetabi-li stranieri. La coltivazione degli alberi,e particolarmente fruttiferi, è in questiultimi tempi salita in Francia ad ungrado di miglioramento che merita mol-ti elogi. I libri che di essa trattano, so-no sicuramente i più utili che si cono-scano. Mollissimo si è scritto nel secoloscorso sulla coltivazione degli erbaggi ;ma eccettuati alcuni Inglesi veramentemaestri, come, per lacere d’altri, Brad-ìcy e Miller, pochi vi sono che ne ab-biano trattato così hene quanto i Fran-cesi . Diasi lode al vero. Quelli tra gliscrittori francesi, che sonosi limitati astampare ciò che hanno veramente pra-ticato ed'osservato, se non sono i primifra gli autori d’ economia campestre,meritano certamente tutta la stima e lafede. Le opere, p. e., di Duhamcl quasitutte saranno sempre una miniera ine-sauribile di cognizioni ; e finché sussi-steranno libivi d’ Agricoltura , sarannosempre fra le prime Dicasi lo stesso diquelle d ’Olivier de Serres , prese in com-plesso. Elleno insegnano molto. Quelleosservazioni e particolarità a puma vi-sta così minuziose, delle quali empionole loro opere, eccitando il lettore ad i-slituirne delle nuove od a verificare legià enunziate, lo guidano a fare altre os-servazioni che talvolta sono seguite dascoperte importantissime.
§. 567. Ma non è però da credersiche il numero de’ buoni scrittori siatanto copioso. Qui molto vi sarebbe adire. Comincierò dall’ avvertire due di-letti, di cui per verità assai di rado van-Dh. d' dgr., Yol. IH.
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no eglino esenti. Facilmente, attesa lavivacità della loro fantasia, molte volte •ad essa si abbandonano , e v" è da te-mere dell’ esagerazione. Sono poi di lo-ro natura alquanto creduli, e riportanoagevolmente ricette, segreti e pratichesuperstiziose. In generale però questiautori hanno una finissima arte ondeprocacciarsi l’attenzione eia fede dc’lo-ro lettori. Ogni opera d’ ordinario hain principio una prefazione lunghissi-ma, nella quale l’autore, sotto il prete-sto di rendervi ragione del metodo cuiha tenuto nello scrivere, pretende dipersuadervi che lutti quelli che lo han-no preceduto nella trattazione del suoargomento, non hanno che affastella-ti precetti erronei ed sperienze falla-ci. T più onesti tacciano solo di me-dioere o d’inesatto quanto si è' dettoprima di loro. La contraddizione cheregna fra essi, è sorprendente. Che sevogliasi da taluno inesperto formare Uncodice di regole per la coltivazione de-gli alberi da frutto, si troverebbe assaiperplesso nel sapere quali sieno i pre-cetti da seguirsi, e quali le pratiche darifiutarsi. Infatti, parlando, p. e , deglialberi da tenersi a spalliera, chi vuolese ne mantengono corti i rami ; chiammette una distribuzione dei medesi-mi per mod.o che ogni ramo formi coltronco un angolo di 5 gialli; chi, alcontrario, condanna questa distribuzio-ne, e si contenta che formino un ango-lo qualunque, purché non si lascino an-dar alti ; e chi finalmente sostenta cheabolito ogni taglio ed ogni distribuzio-ne e formazione di alberi, basti il cur-varne lutti i rami. Intanto a qual par-tito ci dovremo attenere ? Non vi è che1’ esperienza che ci possa guidare : maognun sa quanto tempo vi si richiede.Frattanto si corre pericolo in così gran-de incertezza di formare malamente glialberi, o per io meno si lasciano andare
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