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Tomo terzo.
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a loro voglia; e ci priviamo così delvantaggio che se n’ avrebbe se pur fos-se stabilito qualche metodo uniforme ,desunto dalla pratica sopra questo ra-mo di coltivazione.

§. 568. Ciò che più mi offendenegli scrittori Francesi, si è 1’ estremalunghezza ed inutilità dei proemi. Sem-bra eh’ eglino non possano trattare unarticolo ancora di quelli che pur sono del-la minore importanza, senza un pream-bolo che è affatto estraneo o certo su-perfluo alla materia. Nè gli autori giu-stamente i più celebri vanno esenti daquesto difetto. Io penso che le produ-zioni georgiche francesi, d’ ordinarioassai voluminose, sarebbono ridotte allametà tutte, ed una gran parte al terzoed anche al quarto della presente loromole, se se ne togliessero le cose inu-tili. Avrò forse occasione di far consta-re la verità di quanto dico, parlando dialcun’ opera in particolare. Dirò poicon eguale franchezza, che non si puòse non ben di rado prestar fede aiFrancesi quando parlano dell’ Agricol-tura delle altre nazioni, e ne giudicanogli scrittori. Esaltano, è vero, al som-mo gl’inglesi, nel che sono stati anchenon ha molto rimproverati da un loroconnazionale; ma poco conto fanno de-gli altri, e sono oltremodo gelosi dimettere la loro sopra ogn’ altra nazio-ne. In generale, e Io so per esperienza,disprezzano le altrui pratiche, e vanta-no tuttodì le loro siccome le migliori.Un siffatto gusto è rimasto in taluniche stabiliti fuor della Francia si pon-gono a far coltivare terre, e lo hannoispirato ad altri. Tutto si vuol coltivarealla moda oltremontana. Nessuno forsepiù di me conviene che molta utilitàpotrebbe ricavarsi dall’ introdurre del-le pratiche straniere, adattandole agliusi nostri ; ma quella mania che hannoalcuni di volger sossopra tutto, e di

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levare il grano da’campi per porvi del-le palate, e de’buoi dalle stalle per ri-porvi delle pecore, non potrà mai es-sere vantaggiosa, almeno quanto esserlo potrebbe la coltivazione, p. e., delgrano nei terreni che ne sono suscetti-bili, e dei boschi al monte ec.

§. 56g. Ma ritornando ai libri, v’èdi più. Taluni affogano i precetti in unmare di filosofiche dottrine che li ren-dono di nessun uso alla maggior partedei lettori. Altri invasi dalla mania diridurre 1’ Agricoltura a sistema, occu-pandosene soltanto nei loro gabinetti ,hanno fatto credere, o, dirò meglio,s’ immaginarono d’ essere coltivatoriconsumati : e guai a chi incautamentes’ affaccia a leggere tali libri ! Si è for-mata, scrive un celebre autore , uneespcce rf Agricullure dé piume , com-poste de principes et de fails conve-mts entre les correspondans agrono-mes ; Science presque uniquementspeculative , et dont V esprit de sy-stème Jait le caraclère . Questa ,come si è detto, è nocevolissima. Tuttele scienze e le arti hanno i loro ciarla-tani : anche l’Agricoltura ne abbonda.Leggendo alcune opere georgiche fran-cesi, sospettava che molti avessero datofuori dei volumi capricciosamente, scn-z’aver mai tentato neppure uno di que’tanti esperimenti che con tuono dischietta verità sostengono di avere ese-guito. Prevenuto però in favore di ta-luno degli autori, non ardiva crederlo:oggi non posso più dubitarne. Ho tro-vati non pochi in tempi diversi, di con-dizione disparata, e di provincie varie,i quali mi hanno assicurato non esserevano il mio sospetto ; e mi nominaronotaluno degli scrittori, il cui nome altosuona, che non era che agricoltore dilucerna. Non mi dimenticherò giammaiquanto mi disse a questo proposito unvecchio militare : « I nostri scrittoti