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Tomo terzo.
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ossa bastare ad un uomo attivo, il qualenon abbia qualche altra occupazione.

§. 708. Nella scelta che l’agricol-tore può lare di uno studio accessorio ,nun ve n’ è alcuno che gli convengameglio della storia naturale. Esso piùdi qualunque altro, può abbandonarsialla l'elice inclinazione di vivere in se-no alla natura, e di approfondire nellesublimi sue leggi ; e lungi da dovere in-terrompere le sue occupazioni per sod-disfarla , esso può anzi quasi sempreriunirle.

§. 709. Se il mondo morale , ed irapporti di società spesso non ci pre-sentano che il penoso spettacolo di unaresistenza alle leggi della ragione, e diun seminìo di dolore e di miseria, alcontrario la natura ci presenta tantopiù di ordine e di unità, quanto piùpenetriamo addentro ne’ suoi misteri.Non solo le bellezze che presentansi alnostro intelletto soddisfano il nostrogusto, ma ancora elleno sono per noiuna dimostrazione, che la saviezza eter-na sviluppa ai nostri occhi le sue ope-re nel modo materiale, e riproduce lamateria sotto forme sempre nuove, perfarci forse conoscere come nel mondomorale ha ordinato tutte le cose secon-do un piano di armonia , 1’ adempimen-to del quale è riserbato alla eternità.

§. 710. Questo sentimento, quan-tunque vago, è più sentito nell’ uomoagricola, che nel cittadino, giacche si èosservalo più vera religione presso ipopoli campestri che presso quelli addettialla guerra o al commercio.

§. 711. Senza l’inclinazione perla natura e per la conoscenza delle sueleggi, quello che abbraccia la vita agri-cola vi troverà facilmente la noia senzaaverne inclinazione per la natura, e peril conoscimento pelle sue leggi gli sarànecessaria un’ estrema rassegnazioneper consacrarsi interamente al dovere,

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e questa rassegnazione dovrà esseretanto più grande quanto più accurataeducazione egli avrà avuto.

§. 712. Molle persone assuefattealla vita di città cd alle sue varietà,dopo dispiaceri o altre cause volleroabbandonarla per abbracciare l’Agri-coltura; ma ne hanno ben presto tro-vato troppo gravosi i doveri e le pri-vazioni, e malgrado le perdite sensibiliche risultavano da questo interrompi-mento, essi lasciarono di nuovo o intutto o in parte l’intrapresa che ave-vano fatta. Fra coloro che avevano ri-cevuta una bella educazione in città, noivedemmo fedeli alla loro speculazione, ofelici nella sua esecuzione quelli soltan-to che totalmente si davano all’ incli-nazione che li guidava a vivere con lanatura, inclinazione che non può esi-stere presso l’uomo illuminato se noncon una profonda conoscenza delle sue

•oggi-

§. 713. L’uomo reso conscio insè stesso di questi talenti e della indi-cata inclinazione , o che si die’ a mo-strare disposizioni (ino dalla sua giovi-nezza, quello si applicherà con moltosuccesso all’ Agricoltura, e se ne acqui-sta una conoscenza completa, potrà per-fezionarsi in essa. Vediamo pertantocome si pervenga a tale conoscimento.

§. 714. Non si può negare che co-testo scopo si raggiungerà con più fa-cilità in un modo più naturale, quandola istruzione scientifica preceda quellache si riceve per mezzo dei sensi, cioèdalla istruzione meccanica, e dalla pra-tica o dalla educazione agricola , pro-priamente detta. Noi abbiamo moltiesempi di uomini che a talenti distintiunivano l’inclinazione, i quali, avendoricevuto un’ educazione, ed avendo avu-to precedentemente occupazioni total-mente opposte all’ educazione agricola,sono divenuti grandi agricoltori per