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rete (li tubi, le di cui maglie sono ripie-ne del tessuto cellulare. Frattanto i tu-bi si allungano e si raddirizzano, lenia glie divengono più strette, ed il tes-suto cellulare che esse contengono re-sta compresso ; e così ne risulta insensi-bilmente la metamorfosi del libro in al-burno , ma questo tessuto in ragioneche si allunga divien meno grosso, sidistacca dal tessuto erbaceo, e lascia unvuoto che è riempilo da un altro stratodi libro.
§. 36. Questo strato a suo tempoè convertito in alburno , e ricoperto daun nuovo libro , mentre che 1’ antico al-burno si cangia in legno. Il giovine fu-sto giunto a quest’ epoca, presenta trestrali che non esistevano nell’ embrione.Il più interno è nel medesimo tempo ilpiù anticamente formato, il più solido,il più compatto, e forma il legno; quel-lo che lo ricopre è meno antico e me-no duro, e forma 1’ alburno: il più re-cente, il più esterno è molle e verde,ed esso costituisce il libro. A misurache gli strati di legno si moltiplicano,quelli dell’ alburno e del libro si rin-nuovano, ed aumentasi la grossezza delfusto. Questi strati successivi formanole zone concentriche che si osservanosul taglio trasversale dei tronchi deglialberi dicotelidoni, e che sono tantonumerose negli individui che vegetanoda più secoli. Rispetto ai raggi midol-lari è facile l’intendere la loro forma-zione: le maglie delle reti sovrappostele une alle altre, si corrispondono, esono ripiene dal tessuto cellulare, il qua-le prolungasi in conseguenza dal centroalla circonferenza, e comunica da unaparte colla guaina tubulare, e dall’ altracol tessuto erbaceo.
§. 37 . Ma come crescono in lun-ghezza questi vegetabili ? Una tale que-stione non è difficile a sciogliersi. Il fu-sto degli alberi dicotelidoni ha'sempre
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una forma più o meno conica; se que-sto carattere si altera, ed anche mancaquasi interamente in un gran numerodi specie, si mostra in altre in un modoassai chiaro, come p. e. nei pioppi , ne-gli abeti , nelle tuie ec., il cui fustoverticale si innalza come una piramideconica ed assai prolungata. La differen-za della lunghezza nel diametro deltronco misuralo a diverse altezze sispiega coll’ esame del taglio trasversale,che offre un maggior numero di zoneconcentriche alla base del vegetabile,che alla sua sommità : dal che bisognaconcludere che gli strali non si stendo-no egualmente in tutta la lunghezza delfusto. Infatti, se si taglia un tronco ver-ticalmente seguendo 1’ asse dell’ albero,si vedono alla superficie di ciaschedu-no piano formato dalla sezione, le lineedegli strati inclinarsi le une verso le al-tre, e formare alcuni angoli, la sommi-tà dei quali guarda il cielo. Questi an-goli sono situati gli uni negli altri, inmodo che 1’ estremità dei loro lati ripo-sa sulla radice, e le loro sommità checonfinano coll’asse dell 1 albero, sono tan-to più elevate quanto più esterni sonogli angoli.
§. 38. E evidente da ciò che cia-scheduno strato rappresenta un cono, eche tutti i coni, egualmente che gli an-goli sono posti gli uni dentro gli altri.Per intendere adesso in qual maniera ilfusto cresce, fa d’ uopo esaminare comesi producono questi coni concentrici.Ritorniamo dunque indietro, e conside-riamo di nuovo l’albero all’epoca delgermogliamento. La prima sfoglia di li-bro formata fra la guaina tubulare, edil tessuto erbaceo, si stende dalla basedel piccolo fusto fino alla sua sommità,che è sormontala da un bottone ,- que-sto bottone si apre e si allunga ; lo stra-to del libro si allunga esso pure, e sicangia in cono legnoso. Arrivato a que-