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scere che i rami destinali a produrrele barbatelle sieno sani, vigorosi, guar-niti di bottoni verticali piuttosto cheorizzontali, di una scorza liscia ed unita,e di uno, due o tre anni, e che si reci-dano avanti che cominciano ad essere insucchio, cioè in Febbraio nei primaticci,nei tardivi in Marzo. Però, sebbene siseppelliscano le barbatelle per la mag-gior parte in primavera, pure alcune al-tre esigono appunto l’autunno, ed al-cune poche anche l’inverno.
§. 87. Alcune barbatelle voglionoessere immediatamente poste in isla-lo di vegetazione, altre avvantaggianodal restar qualche tempo esposte all’ ariae ricevere un principio di diseccazione,e quasi tutte poi domandano di essereserbate in luogo assai fresco, e copertedi terreno, fino a che debbansi colloca-re isolatamente ; le seconde si chia-mano barbatelle sforiate.
§. 88. Molte nozioni dar si po-trebbero siccome atte a favorire la ri-presa delle barbatelle; ma quivi bastiricordare die il terreno deve essere leg-gero, ombroso, e, per quanto sia possi-bile, uniformemente umido, innaffiato,potendo, con l’orina dilungata con acquedi pozzanghera. (V. Barbatella.)
§. 89. I Chinesi, come avverte ildiligentissimo sig. Margaroli (Manua-le dell' Agric., y>. 374 ), usano un altrometodo di propagazione che si avvicinaalle nostre propaggini. Questo metodo,che fu con vantaggio introdotto in In-ghilterra dal d.r James Norvisen , con-siste nella seguente operazione. Quan-do si vuole moltiplicare un soggetto sisceglie un branco su di esso che, tolto,può meno sfigurare l’albero. Intornodi questo branco, e più vicino al tron-co che sia possibile, si attortiglia unacorda di paglia coperta di sterco di vac-ca iu modo da formare un grosso invi-luppo o luracciuolo avente cinque o sei
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volte il diametro del branco. Dopo que-sta operazione i Chinesi tagliano la scor-za sino al legno immediatamente al di-sotto del turacciuolo per circa due ter-zi della circonferenza del branco. Po-scia sospendono ad un branco superio-re al di sopra del centro dello stessoturacciuolo un vase traforato al fondoda un buco assai piccolo per non la-sciare cadere che a goccia a goccia 1’ a-cqua della quale trovasi riempito. Que-sta acqua serve ad umettare ossia inu-midire il branco per la formazione del-le radici. Tre settimane dopo si leva larestante scorza, e si fa penetrare piùentro il legno il primitivo taglio. Ventigiorni dopo si ripete intieramente lamedesima cosa, e generalmente due me-si dopo dal principio dell’ operazione,si veggono le radici comparire alla su-perficie del turacciolo, ciò che avvisaesser tempo di separare il branco daltronco. Si sega quindi nel luogo dell’ in-cisione per dare minor scossa al turac-ciolo che è quasi putrefatto, e si piantail branco nel modo che si pratica perun novello albero.
Marcotli.
§. 90. Un ramo che attaccalo tut-tora al proprio tronco si sotterra colloscopo che dia radici, si chiama marcot-to o propaggine , e questa operazionedicesi volgarmente in Lombardia pro-vonare c nel Veneziano refossare.
§. gì. Il nostro Re ( 1 . c.) reputavantaggiosissimo il servirsene di questamezzo per propagare alcuni alberi mas-sime da frutto, che nell’ incostante cli-ma di alcuna porzione dell’ Italia nonpossono propagarsi se non con sommadifficoltà, eziandio coll’ innesto.
§• 92. Si marculla in diversi mo-di, cui il eh. sig. Culla restringe sagg' a 'mente ai tre seguenti.