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Tomo terzo.
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chi il nutrimento, faccia sì che le fogliedelle piante appassiscano, secchino ecadano, e quantunque possa esser ori-gine di qualche morbo, come, p. es.,dell 1 ulcera , e sebbene la mancanza ditraspirazione, mentre al contrario il nu-trimento è troppo abbondante, procurialla pianta gravissimi danni, per cui leloro foglie, benché verdi e folte, si stac-chino dagli alberi ed i frutti insipidimarciscano prima di giungere alla loromaturità, tuttavia questo eccesso e que-sta mancanza sono per sé medesimi ma-lattie e non cause. Infatti l 1 aumentatatraspirazione non è che la conseguenzadell 1 eccessiva azione del calorico, e latraspirazione impedita altro non è checonseguenza dello stato di debolezza (equindi d 1 infermità ) al quale F azionedel freddo ha giù ridotta la pianta.

§. 275. Altri autori vollero originedelle malattie nelle piante alcune altrecagioni che divisero in esterne ed in-terne, ma questa divisione è a lungamano inesatta. Roder dice che le mortiimprovvise nelle piante dipendono da in-terna cagione o da un colpo di soleche le disecca, o dalla morsicatura in-terna di qualche insetto che può pro-durre un travasamento eccessivo del su-go vitale, ed esaurire e distruggere lesorgenti della vita; e non basta, conti-nua, che la ruggine deriva da cagioneesterna, quasi che si sapesse ancora conqualche sicurezza da che abbia originesiffatta malattia !

§. 276. Le malattie provenienti dacagione esterna sono principalmentequelle che traggono origine da qualun-que violenza d 1 uomo o d 1 animale, maviolenza puramente meccanica ; ed è diassoluta importanza osservare attenta-mente queste malattie onde prevenireil loro avanzamento e porvi adattatirimedi.

§• 277. Non si cerchi imperlanto

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di trovare un sistema od una troppogrande generalità anche nelle cause, masi dica piuttosto che molte e diverseesser possono, come sono infatti. Quin-di, i colpi di sole, i ghiacci, i venti im-petuosi, le nebbie cariche di vapori de-leteri, il troppo alidore o la troppaumidità, la elettricità, gl’insetti di mol-tissime specie, offendono le funzioni deivegetabili e ne alterano o distruggono laorganizzazione dando nascimento aimorbi, ed annullando il movimento vitale;e così pure ben spesso F eccesso o ildifetto inormale cagionano infatti dellemalattie.

§. 278. Gli alimenti , p. es. (comesaggiamente si riflette dall 1 Ape di Ca-polago, voi. 1, p. 87) che sono lorosomministrati dalla terra e dall 1 aria,possono agire come potenze salubri enocive, secondo che la quantità c qua-lità loro è congrua, oppure sconvene-vole alla vegetabile economia.

§. 279. E il CAi.oiuco, allorché siaproporzionato allo sviluppo ed al man-tenimento della vegetazione, non ope-ra fprse qual essenziale e benefico agen-te? Non dilata esso il sistema vasco-lare, accrescendo la energia vitale, ra-refacenrlo i fluidi, agevolando la lorocircolazione, e contribuendo allo eser-cizio di tutte le vegetabili funzioni, per-fezionando i solidi e travagliandonemeglio i fluidi ? Non favorisce forse, ilsucciamento degli alimenti, il quale sifa, secondo Senncbier, meglio al soleche all 1 ombra ? Ma il caldo soverchioed oltremodo continuato è di dannoalla salute ed al vigore del vegetabile;promovendo esso straordinariamente latraspirazione delle piante, le spoglia deinecessarii umori, e, rendendo arido ilsuolo, nc toglie gli alimenti, c le fa ma-cilenti, malate-e morte; e talvolta nesospende la vegetazione a- danno delprodotto, come appunto vediamo pale-