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cadono gli alberi non potrebbero deri-vare dalla stessa causa ? e di quante fe-lici spiegazioni ed applicazioni non po-trà esser feconda la elettricità ?
§. 2 83 . E dovendo pur dir qual-che cosa intorno agli insetti , ed ai moltianimali che tantissimi danni apportanoagli alberi, ci è difficile restare entro au-gusto confine.
g. 284. Ea Carruga volgare e ilpiù fiero nemico. Per quattro anni nel-lo stato di larva (o sia di verme bian-castro, grigio ; colla testa, piedi e lestimmate di color bruno gialliccio), di-vora e maltratta le radici degli alberi equindi nella state appresso strugge a mi-gliaia i teneri germogli e le foglie, e nelprimo e nel secondo caso fa spesso pe-rire le piante, ed è causa di gravissi-me malattie.
A questo si associano la Carrugaper la vile , la Carruga dei campi chepassa sui salci, e la Carruga degli ortiche nuoce ai giovani alberi da frutto eboschivi ; le Cantaridi che spoglianoqualche volta in pochi giorni i frassinidelle loro foglie. Alla Vite , ed al Peronuocono la liinchite del beluleto , e piùancora la Procride del Pruno , 1 ’ Vit-ina! /io e la Piralile ; alle Viti ed ai gio-vani Gelsi, il sollecito Brachiritio dellavite ; all’ Ulivo la sua Mosca. I Pinitrovano il lor distruttore nel Vomicotipografo ; i giovani pioppi hanno leCrisomele del Pioppo e dell 1 Albarello ;P Olmo la sua Galenica -, le Forseccliienon risparmiano gli alberi fruttiferi invcrun stadio della loro vita. Il Cilegio,il Pero , il Susino ed altri alberi frutti-feri, non sono risparmiati dalla Tentredi-ne, dalle Sfingi; gli alberi hanno purele loro Farfalle devastatrici, le Bombi -citi, le Falene , ec. Finalmente le For-miche, le Vespe , i Calabroni , gli Afidie cento altri, non minori guasti arrecanoa norma delle circostanze, e quindi cau-
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se funeste diventano dei morbi dei ve-getabili.
§. 285. E quanti animali cagionanoagli alberi gravissimi danni ! I Conigliscavano la terra vicino alle radici, emangiano la scorza del piede.degli albe-ri, quando in tempo di neve non pos-sono trovare altro nutrimento ; le Lepri ,nelle medesime circostanze, fanno perlo meno tanto guasto, quanto i Conigli ;le bestie selvatiche e gli altri bestiamispuntano i getti giovani, e rendono glialberi storti e deformi.
§. 286. Ma da qualunque causa sienoprodotti i morbi, si possono eglino clas-sificare e studiare con metodo ?
§. 287. Fu antichissimo dogma inpatologia dividere le malattie in univer-sali e locali, e questa divisione cheparve facile, discese bene spesso nellatrattazione dei morbi dei vegetali. Oveci facciamo però a stabilire i principalicaratteri che costituir deggiouo le es-senziali differenze delle prime dalle se-conde, noi ci troveremo ad inciampareben forse ad ogni passo, e certamentesi sospettava pur da gran tempo in pa-tologia vegetale, quello che nell 1 anima-le dimostrò con verità pratica l’immor-tale Tommasini , cioè che pochissimesono le malattie primitivamente univer-sali, ma quasi tutte locali, e non esserele prime che un 1 irradiazione di questeultime. Infatti, quante volte una malattialocale non attacca tutta la pianta ? Noine abbiamo un esempio nelle macchieo screziature bianche, che mostransi condilette dei fioristi in molte piante, e chesono poste dai nostri autori fra le ma-lattie locali. Eppure elleno non sonoche un sintonia dello stato continuo didebolezza nella quale si trova la piantache le porla per mancanza di un con-veniente alimento, come chiaramente loha dimostrato il Fabbroni facendo sva-nire queste macchie coll 1 assoggettare le