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porre essere piuttosto un effetto dellamorte delle radici che si trovano daquella parte dell’ albero, e quindi sog-giunge crederlo effetto della siccità an-ziché del gelo. Noi dividiamo questaopinione, perchè la ci pare ben fondatasulla osservazione che questo morbogiammai si trova nelle terre tenaci eneipiù folto delle selve annose e riparate.
Cura.
Non havvi mezzo di prevenire o ditogliere questa malattia, e per buona sor-te la natura, di continuo intenta a ri-prendere il suo dominio, subentra ma-gistralmente ad operare invece dei col-tivatori, e fa sì di coprire questi Jalsi al-burni mercè la successiva vegetazione diviva sostanza.
Classificazione.
Appartiene alle malattie asteniche,cioè alla Classe II ed al genere XV delsistema patologico vegetale di Filip-po Re.
Uso delle piante.
Gli alberi affetti da questo morbosono inservibili ai carpentieri, ai fale-gnami, ai costruttori di navigli, e nonbene si prestano ad altri lavori attesa laloro fragilità. Buffon diffalti fece alcunipiccioli travicelli di questo alburno, e po-sti al confronto con altri simili di albur-no sano, li caricò nel loro mezzo di al-cui pesi, e vide impertanto spezzarsisempre sotto un peso minore il doppioalburno. f. ceri.
ALBURNO RAPPRESO. ( Pat.veg .)
§• i. Pezzo di alburno mot to esi-stente nel mezzo ili tronchi d 1 albericolla scorza diseccata internamente, ri-coperta dal legno.
§. 2 . Questo alburno occupa al-1 incirca il quarto della circonferenzanel luogo del tronco nel quale esso sitrova. Varia nel colore più o meno bian-Co 5 qualche fiala è candidissimo ; e loabbiam veduto disperso a grumi per en-
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tro il fusto del tronco. In inverno le le-gna da ardere presentano spesso que-sto fenomeno ; ed è appunto in questasorta di legna, la quale è la meno buo-na, che dee trovarsi. Gli olmi ed i piop-pi ne hanno spessissimo.
§. 3. Il sig. Duhamcl assicura diavere trovata più sovente questa malat-tia negli alberi esposti al mezzogiorno,che in altri. Ne incolpò il freddo del1709 . Sembraci che per poca attenzio-ne che vogliasi impiegare ad esaminarla cosa, debbasi ripeterla necessariamen-te da una debolezza della macchina. Ilfreddo ne alterò e sospese, levandole ilcalorico, le funzioni in quella determi-nata parte che appunto per non essereancora pienamente consolidala ne sof-fri di più. Siccome poi la natura è con-tinuamente pronta a ripigliare i suoi di-ritti, per la successiva vegetazione so-nosi potuti ricoprire di viva sostanzaquesti alburni così rappresi, senza chefuori ne rimanga ordinariamente alcunindizio. Diciamo ordinariamente, giacchéqualche volta all’ occhio avvezzo com-pariscono al di fuori alcune cicatriciche annunziano la presenza del legnomorto. F. re.
§. 4' R nostro Re ha classificatoquesto morbo incurabile fra le asteni-che o sia nella classe seconda del suosistema, formandone il genere xvi.
§. 5. Alcuni chiamano questo mor-bo col nome di gelatina lardata.
ALCA. (Ornil.)
Linneo comprese sotto di questonome i Pinguini e le Fraterctle. [ V .questi vocaboli.)
ALCACHENG1 e ALCUECI1ENGI.
Nomi volgari del Physalis alke-kengi. T r . Fisai.ide.
AI.CALESCI.NTE. (C/i/m.)
Questo vocabolo indica una so-stanza leggermente alcalina, o rhe in-] comincia ad accostarsi alla fermenta -