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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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che cosa debba costruirsi l’ara-tro, cioè o di legno duro (spe-cialmente le orecchie ) ed attoa ricevere una buona politura,p. 244, §. 17 ; — ovvero diferro fuso, ivi, §• 1 8, e p. 278,

§. 160.

CAPO SECONDOConsiderazioni particolari.

Innumerevoli sono gli aratri fi irqui proposti, ma nessuno è egualmenteproprio ad essere adoperalo in tutte lecircostanze, e la scelta da farsi dipendeassolutamente dalla natura diversa e dallamaggiore o minore plasticità*, e friabilitàdel terreno, dalla costituzione di esso, edanche dalla influenza che le stagioni viesercitano, e molto pure dal bisogno didoverlo arare più o meno profondamen-te. Diffatli, la pratica oggimai pose inevidenza, che uno stesso aratro non puòservire ottimamente in tutti i terreni e intutti i luoghi. Quindi nel parlare su taleargomento è uopo soltanto gettare le basifondamentali o 1’ ideale della perfeziónedello strumento, come si esprime Ridoljìil figlio, nelle sue auree considerazionidi cui diremo fra poco, e le poche varia-zioni volute dalle circostanze locali, edora accennate, debbono poi dalla praticarespettiva assai facilmente scaturire.

Vediamo quindi come si abbiano acostruire le diverse parli dell’ aratro, especialmente 1’ orecchio, il coltello ed ilvomere ,• e poscia si divenga a parlare deimigliori e più famigerati aratri e coltrifino ad ora proposti, e con diversa fortu-na, appunto perchè ad ogni terreno ead ogni lavoro si vollero destinati, eciò non già per offrire modelli assoluti,ma soltanto dei tipi da imitare più omeno nelle diverse parli a tenore dellecircostanze •, perchè ella è una chimera,

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10 ripetiamo, volere una forma assoluta diaratro : basta avere una forma generale.

Art. I. Delle parti diverse costi-tuenti gli aratri : proporzionedelle parti diverse, Voi. V, pagi-na 253 , §. 5 o.

Coloro che innanzi tutti studiarono

11 modo di costruire gli aratri dietroesatti principi! matematici, si furono Ar-bnthnot e Jefferson, poi si venneroTimer, Wdliausen, Lasteyrie, Dom-basle ed altri ; e finalmente R. Lam-bruschini e Ridolfi, figlio del celebreagronomo. Non accennando agli scritti diminore importanza, è mestieri soltantoavvertire, che Arbuthnot ci diede unabella e chiarissima Memoria sui prin-cipi! che devono servire di scoria nel-la costruzione delle diverse parti degliaratri: Memoria che trovasi nella Rac-colta di Opere agrarie di ArturoYoung, p. 80, e nel Giornale di fisica,ottob., 1774, e che deve grandementestimarsi, essendo che è la prima che ve-ramente sia basala sulle traccie della geo-metria descrittiva. Jefferson, quantun-que collocato alla testa di una grande na-zione, quale si è quella dei Stati Uniti d’ America , non ebbe egli pure a vile dioccuparsi del perfezionamento dell’ ara-tro, e la sua importantissima Memoria.venne da noi pure tradotta e riportatanel nostro Dizionazio (Voi. V, pag. 24^,§. 24). La teorica dell’aratro, quale ce ladettava il celebre Dombasle, venne puressa da noi riportata nel nostro Diziona-rio, p. 281, §. 169. E qui ci gode l’ani-mo il poter dimostrare che era riserbatoagli Italiani e precisamente a R. Lambru -schini ed a Ridolfi, figlio, il darci in pro-posito due lavori preziosi, e i migliori chesi abbiano ; lavori pubblicati nel Giornateagrario toscano, quello nel fase. p.° 2 'idell’anno 1 832 , e questo nel voi.