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giera traccia del taglio della sega, per ave-re riscontro della regolarità del propriolavoro. Per quanto sia rozzo il manifat-tore, solo eh’ egli porti via i pezzi segati,nel modo che ho detto, la superficie spi-rale vien fuori come per incanto, suffi-cientemente esatta per l 1 uopo. Ma se illegnaiuolo è punto abile, egli concepiscesubito il sentimento della foggia che li-mane impressa alla superficie spirale, ela riduce con 1’ asse ad una pulitezza sod-disfacente. Ma questo raffinamento nondeve giungere a segno di cancellare affat-to i segni della sega ; perchè allora l’oc-chio potrebbe ingannarsi, e la superficievenirne in qualche punto mal modellala.Questa superficie scavata nel semioiliu-dro, e destinata a matrice del nostro orec-chio, è rappresentata dallato'. 8.
Compita, nel modo che ho descrit-to, la matrice, bisogna pur trovar mododi modellarvi sopra un orecchio di unqualche metallo, o adoprare il modellomedesimo di legno convenientemente al-leggerito. Riservando quest’ ultimo com-penso ad un caso disperato, tentai dap-prima di impiegare le lastre metalliche.Ma il tentativo più volte ripetuto soprauna lamiera andò a vuoto, perchè la na-tura della superficie non sviluppabile im-pediva di distendere la lamiera sul model-lo, e la poco potente fucina di un fabbroera mal atta ad ammollire, si, che potesseessere qua distesa, là rincalcata, la sostan -za medesima della lamiera, d’ altrondetroppo sottile per adattarsi a simili mo-dificazioni. La lamiera andò in pezzi ; edio ricorsi ad una lastra di rame, la qualedopo avere stancato la pazienza di un cal-deraio, si venne alla fine sufficientementemodellando alla nuova e difficile confor-mazione. Il buon Calabrese ne menò van-to come d’impresa da far onore a unmanifattore inglese ; ed io fui più pago dilui, perchè potei finalmente por mano adun esperimento dopo aver fatto costruire
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un coltro - Ridolji e averti adattato •mio orecchio, che è rappresentato dal'la Jig. g. Esso non ha tutta la lunghe®'za della matrice, jig. 8 ; perchè la f®d adi terra da rivoltarsi, non occorre ac-compagnarla con una superficie adatto,fino che essa non sia del tutto rovesciata!basta bene imprimerle il movimento dirotazione, che la sua naturale consistei!® 3conserva, e basta accompagnarla tanl’ °l'tre fuori iteli’ a-piombo della sua U>af!'gior elevazione, eh’ essa cada dalla pari 1 -opposta pel suo proprio peso. Il far d*più sarebbe accrescere, senza vantagg 10 )il peso della macchina, e gli attriti dispel'ditori di forza.
Il sig. Jejferson , come abbiamo ve'dulo (Jig. i ), fa aggettare il suo orec-chio, oltre la perpendicolare, pollici ke l/a sopra una larghezza di pollici 9- 1°dirò poi, parlando delle misure, quale e1’ oggetto del mio orecchio, o sia a quidpunto io ho creduto, anche per consigli"del march. Ridoìfi, di troncar 1’ elice.
Io feci il mio primo esperimento ddì 2 3 aprile 1828; ma la costruzione delcoltro fatta da mani imperite, e le modifi'cazioni che io vi aveva indotte (una par |edelle quali non erano necessarie, era""anzi nocive ) vennero come circostanzeestranee a complicar la mia esperienzaed io non potei determinar bene 1’ axioO eisolata dell’ orecchio, a cui l’istrumen*"mal messo insieme non permetteva di 1' 1 'cevere in giusta posizione la terra. Ingan-nato da false apparenze io mutai la por-zione dell’ orecchio, e poi conobbi d 1averla mal mutala ; in somma dopo va' 1 "prove e vari inganni e rettificazioni, 111vidi solamente il 22 maggio operare Hmio orecchio : e la sua azione nel rove-sciar la terra mi si mostrò appunto qual*io la desiderava e 1 ’ aspettava. Allora 1Ridolfi ed io pensammo di ricorrere aj-1 ’ I. R. Magona per ottenere un orecchi"di ferro da sostituirsi a quello di ram e s e