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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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ARA

che fosse insieme più grande. Data da noi che la stanga del coltro era andata in pez

B ,al uop» una matrice di legno al sig. zi. Si cercò di farne rimettere a un tratte

- 51 lavoro fatto in fretti

ARA

uopo , lna n)a t r iceP'of. Gazza i regio Commissario dellaMagona, egli secondandoci con la piùgentile prontezza, fece, sul modello diquella di legno, far una matrice di pietra,s u cui f u piegato un glosso lastrone diferro opportunamente prima ammollitoa i fuoco. Quest’orecchio di ferro riuscìbenissimo ; e sebbene le sue dimensioni efe stia curva fossero quali le abbiamo (perora almeno) definitivamente stabilite; pufe sua congiunzione col vomeredirò " ‘

come lo

più sotto, non mi era ancora riu-scita a segno da contentarmi pienamente ;e molta meditazione, molte ( e spessoll)8 l riuscite ) prove furono necessarieP er giungere finalmente a poter dire" ceco quel c he io cercava. » Io nongiunsi che nell’ottobre 1829; angiunse per me il mio buon amico'dolfi, i coi consigli mi hanno moltog'°vato, e ; C ui incoraggiamenti mi sos-tennero in mezzo ai tentativi lunghi, no-l0si e disanimanti, quando in esperienzenon possono farsi nel segreto del ga-

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zi. cn uà- ratto

una nuova ; ma il lavoro fatto in frettapermise appena di far pochi solchi, neiquali però l’efficacia del nuovo orec-chio a rivolgere la terra fu manifesto.

I Io e gli altri amici partimmo, e il Ridolfi ,avendo con quiete e sotto la sua direzio-ne fatto rimontare il coltro, Io provò dasé. lo riporterò qui la lettera, con cuiegli mi ragguagliò della prova. Le par-ticolarità, nelle quali entra il Ridolfi sulleparti del coltro, saranno chiarite dal se-guito del presente articolo.

duetto, ma necessariamente in pubblico,TOÌ vi trovate fra una turba di persone°be crolla il capo, e sogghignando dice :

« Dov’ egli butta i quattrini ! »

Allorché io credetti di aver condot-to le cose a un punto soddisfacente, meUe andai col nuovo coltro a Meleto nel-1 ottobre del 1829 per compire là leesperienze sotto gli occhi del Ridolfi , erenderne anche testimonii i nostri amiciRicci. Viesseuy. e il buon abate Barbie-ri che allora si trovava in Toscana . Mache? Quei contadini, già accostumati al|

Meleto 1 novembre ì 8 5 1.

| « Scrivo qui questa lettera per di-

ligerla a Vìesseux passando per Empolinel recarmi a Bibbiani. L’ oggetto di cuijsolo voglio parlarvi, è il coltro che ieri fecesorpesa a tutti pel suo magnifico lavoro.Io lo farò portare a Firenze sabato pros-simo, e sarà pronto a tornare a San Cer-jbone, ma prima vorrei che si parlasse unpoco, lui presente, a Firenze . È nfontatocosì solidamente e con tanta precisione,che veramente è riuscito un modello. Laqualità del legno con cui è costrutto, lofa un poco pesante, ma ciò è indispen-sabile per lavorar con esso in tutte leterre. Mi è andato a 1 4 soldi di profon-dità senza faticar troppo i bovi e pun-to il bifolco, insomma era una meravigliail vederlo lavorare. La bure è un pocotroppo luuga per lavorare col regolatorea catena, e non con 1’ uncino ; ma d’al-tronde siccome la bure è messa parallela

all' asse di rotazione dell’ orecchio ed alla

1 •»._

che; Quei contadini, già accostumati aliati asse - --„j: c „„nsabile aue-

p '1 . ’ , 8 . Unpa del ceppo, cosi e indispensamie que

coltro Ridolfi, e impazienti di vedere 1 et-, Imea l J f *

fettr. j„i . . . „ j: regolatore per attaccare la carena iu

retto del nuovo coltro, se lo pigliano di sto > e 8 ^

buon maidr. 1 r - nn a modo da far volgere la bure, e per uou

mattino, e vanno a lavorare in una aio a verso il sodo

P'oggta di terra assai forte, e, per la sta- seguenza tutto lo strumento 1 80

g‘Ooe che correva, durissima. Li stava- Ho voluto cosi per ^m ° a PP u “to per uscire, onde dar princi-Iche la teof.a insegnava ed^, 1 Wt^P>o agli esperimenti, ed ecco ci avvisano lato evidentemente. Voi se