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rando 1’ una dopo 1’ altra, come tanlebacchette che fossero imperniate in unasse lungo, e staccate una dall’ altra. Sene può vedere un immagine nelle linee se-gnate sulla superficie spirale della ma-trice del mio orecchio, Jig. 8. Esse, no-tiamolo bene, non si piegano punto nelladirezione della larghezza della fetta, per-chè ( come la fa vedere la Jig. 3 ) sonoraggi di circolo ; ma poiché girano suc-cessivamente, una prima, una poi, essevengono a staccarsi una dall’ altra, e lacontinuità della superficie della fetta diterra, nella direzione della sua lunghez-za, viene ad essere interrotta. La terradunque si disgrega, si trita ; e si disgregae trita tanto di più, quanto la superficiedell’ orecchio è più atta ad operare uncompiuto e regolare rivolgimento. Non èdunque meraviglia che il nuovo orecchioda me descritto sia insieme un acconciomezzo da sminuzzare le zolle.
Dopo la lunga discussione che ci haoccupati, noi possiamo in cognizione dicausa esaminare in che peccano gli orec-chi già noti, e in che son buoni, e per-chè lo sono. Qualunque orecchio ci cadasott’ occhio, se punto rivolge la terra,noi vedremo che ciò deriva da una su-perficie spirale, la quale talvolta è inter-rotta e risulta da punti anco lontani traloro, e framezzali da altri punti che di-scordano da quell’andamento, e sono in-fatti o consunti i primi dall’ azione dellaterra se protuberanti, o rispettati da essase troppo incavati. Tale è appunto l’orec-chio Machet.
Esso è nel suo mezzo assai cavo ; ela sua superficie par prodotta da una la-mina che abbia subita una torsione; co-me se la fetta di terra dovesse esser pie-gata nella sua larghezza o rivoltata nelmodo indicalo dalla Jig. 2. Quindi laparte anteriore, che ne sostituisce il pet-to, è troppo verticale. Di più l’ orecchioMachet pecca in questo, che il suo orlo
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inferiore non si mantiene paralello al cep-po, e non è 1’ asse della rivoluzione; 0,8dalla punta dell’ ala del vomere in poi slviene accostando verso il ceppo. Così unaparte della fetta di terra smossa dal t'O-mere non è rovesciata, e cade sopra sestessa nella piegeia ; nel mentre che la hnea della fetta non si solleva, trovandonel mezzo dell’ orecchio un vuoto, si p ie 'ga nello alzarsi e non viene a girar benesopra la sua estremità inferiore che f*centro di rotazione.
Gli orecchi in legno usati dai nostricontadini ( alcuni dei quali, per dir vero,sono meravigliosamente allungati a pi®'cola e allungatissima spirale ) sbraccianoall’ apposto in fuori, cioè si allontananosempre più dal ceppo, e, trasportando1’ orlo inferiore della fetta sollevata al < 5 *là dell’ asse, ne impediscono per altraguisa la rotazione.
L’orecchio Jefferson è invece in real-tà un orecchio spirale dovutamente fog' ,giato, e dovutamente situato, ma cavatoconi’ esso è da un parallelopipedo, qualelo mostra la Jig. 5 , e guidala la sua co-struzione dalla diagonale retta centraleLi JT, risultante dalla congiunzione deidue cunei, maschera la sua vera natura-La superficie spirale nasce dalle line 6traverse che, partendo dall’ orlo inferio-re C R ( che è l’asse di rotazione ) e fa-gliando la diagonale L IJ si prolungano,come le porta la lor direzione, sino alcuneo laterale superiore. Quindi, inve cedell’ elice iscritta al cilindro ( ridotto daJefferson a parallelopipedo ) ei piglia p efnorma la proiezione ili essa, o la suapianta sopra un piano inclinato, il qual edall’ estremità del raggio di dove 1’ el |C<!parte (lett. A,Jig. 7 ed L,Jig. 5 ); andasseal punto dov’ ella è troncata e dove udisse l’aggetto dell’orecchio. La via adunque tenuta da Jefferson mi pare m'd |0indiretta e quasi direi nascosta ; il ' elprincipio generatore dell’ orecchio 1,011